Silvio Berlusconi e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Nazareno. Una nota politica

Renzi, il Cav. e quel nuovo patto strategico imposto alle minoranze ribelli

Claudio Cerasa

La leggenda dell’accordo con i grillini è solo spin. La resistenza di FI, l’assist a Berlusconi, l’unico treno possibile.

Si spacca o non si spacca? Non si può capire nulla sul destino del patto del Nazareno senza ricordare che esiste un non detto importante nel rapporto tra Renzi e Berlusconi: non c’è una sola ragione razionale per cui il Cav. debba uscire dal patto, non c’è una sola ragione razionale per cui il premier debba spingere Berlusconi a uscire dal patto. Dopo quattro giorni di grande spin, la situazione tra il Pd e Forza Italia è sintetizzabile in poche righe. Renzi (che ieri sera ha convocato un vertice di maggioranza) non ha mai posto alcun ultimatum immediato a Berlusconi (che ieri ha pranzato ad Arcore con i figli e i vertici Mediaset, tutti favorevoli a mantenere in vita il patto del Nazareno). Ma una volta uscita la notizia dell’ultimatum immediato (Rep. di ieri) ha scelto di non smentire, per aumentare la pressione su Forza Italia. Tra Renzi e Berlusconi non esiste un problema strategico (sulla legge elettorale l’accordo c’è: sbarramento al 5 per cento, premio di maggioranza che scatta al 40 per cento, ritorno parziale sulle preferenze). Viceversa Berlusconi ha grossi guai in Forza Italia, dove i problemi (sui quali soffia Fitto, 13 senatori a Palazzo Madama) sono due. Da un lato la paura che Renzi abbia una voglia matta di andare a votare (e dunque perché fargli fare una legge elettorale che gli permetterebbe di farsi asfaltare?). Dall’altro la paura che la linea del sostengo a Renzi prosciughi l’elettorato di Forza Italia (e dunque perché regalare alla Lega lo spazio cruciale dell’opposizione a Renzi?). Per questo Berlusconi sa che lo spin renziano del “siamo a un passo dal fare un accordo con Grillo” (sottinteso: sulla legge elettorale e anche al Quirinale) è un assist servito al Cav. per trattare la propria minoranza come Renzi ha fatto con gli amici di Corradino Mineo.

 

Ma un’alternativa c’è? La domanda che gira con insistenza a Palazzo Chigi è che cosa potrebbe succedere nel caso in cui il capo di Forza Italia dovesse decidere di ascoltare più la pancia (Fitto e compagnia) che la testa (azienda e famiglia). L’ipotesi dell’accordo immediato con Grillo – alla quale hanno abboccato molti osservatori e molti romantici dirigenti del Pd a vocazione civatiana convinti che ci possano essere ancora molti #spiragli per rivoluzionare il paese con un accordo strategico con Grillo, Di Battista e Casaleggio, che nel frattempo, probabilmente come messaggio distensivo, ieri hanno denunciato il patto del Nazareno alla procura di Roma – come ammettono fonti bene informate di Palazzo Chigi non c’è mai stato. E semmai, se davvero Berlusconi dovesse decidere di sfilarsi dal patto (oggi il comitato di presidenza di Forza Italia è convocato per discutere di Italicum, mercoledì alle 21 convocata la direzione del Pd), l’alternativa sarebbe soltanto una. La più banale: ritoccare la legge con l’attuale maggioranza di governo (Ncd, Scelta Civica, con le quali il Pd ha 14 voti su 27 in commissione Affari Costituzionali al Senato), inserire le preferenze, portare la soglia di accesso per i piccoli partiti al 3 per cento (Forza Italia chiede l’otto, si accontenterebbe del cinque) e inserire il premio di lista e non di coalizione (come chiede la minoranza di Forza Italia).

 

[**Video_box_2**]Ma poi si vota oppure no? La verità sul tema elezioni anticipate è che Renzi non le vuole (per ora) ma per la prima volta non le esclude e ne parla apertamente con i suoi amici e i suoi collaboratori (ragionamento: votare diventa necessario se l’economia dovesse andare male). Il dossier del dopo Giorgio Napolitano vive sullo sfondo di queste vicende ma non c’è dubbio che la notizia (non smentita e non confermata dal Quirinale) delle dimissioni del presidente della Repubblica ha avuto l’effetto più di rafforzare il patto del Nazareno (conviene a Forza Italia far saltare tutto e far salire al Quirinale un presidente potenzialmente ostile?) che di disegnare uno scenario di incombenti elezioni anticipate. Alle elezioni, però, paradossalmente pensano molto nell’universo Ncd e i lavori in corso per formare un gruppo unico in Parlamento con Casini, Mauro (Popolari per l’Italia) e ciò che resta di Scelta Civica vanno interpretati in un modo univoco: non solo come stampella da offrire a Renzi in questa legislatura ma anche come stampella da offrire a Renzi quando si andrà a votare. In Ncd comincia a prevalere l’idea che in caso di elezioni anticipate allearsi con il Pd possa essere una possibilità. E per fare questo, ovviamente, la prima cosa che occorre è  togliere dal nome del partito una parola compromettente: Nuovo andrà pure bene, ma Centrodestra per favore no.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.