Silvio Berlusconi e Mara Carfagna presentano il Dipartimento per i Diritti Civili di Forza Italia (foto LaPresse)

Da Francesca a Francesco

Il Cavalier fantasioso e la gioiosa macchina d'amor

Salvatore Merlo

Rutilante show sui diritti. Berlusconi benedice i gay. Stupore, allegria.

Roma. Se c’è un problema politico, lui ci mescola dentro un po’ di privato. Ma quando si accorge che c’è troppo privato, allora torna ad aggiungere la politica, in un gioco di miscele ubriacanti per chiunque, tranne che per lui. Così appena Silvio Berlusconi dice che “l’amore tra persone dello stesso sesso è un valore da difendere assieme a quello della famiglia tradizionale”, Aurelio Mancuso, l’ex presidente dell’Arcigay, si sente quasi spinto da istintiva simpatia, dunque sorride: “Ancora una volta Berlusconi è pressato nella politica dalla sua vita privata, da un fatto personale. In questo caso sono le inclinazioni, le idee, forse la cocciutaggine della sua fidanzata Francesca. E in questo caso è tutto molto positivo”. E dunque, in un pomeriggio romano d’inizio autunno a Montecitorio, il Cavaliere trasforma la débauche d’esprit d’una cena con Vladimir Luxuria in un fatto politico, e in conferenza stampa, di fronte a generali e caporali di Forza Italia, giornalisti e telecamere, ancora una volta conferma il suo pratico e fantasioso scetticismo d’uomo non molto convinto della politicità della politica, arte che per lui rimane, come diceva Karl Kraus, soprattutto effetto di scena, pirotecnica confusione tra casa e palazzo, tra lustrini e istituzioni, esercizio del potere e potere dell’esercizio cinematografico.

 

“Ma guarda come cambiano le cose”, mormora Stefania Prestigiacomo, che nella piccola sala affollata al primo piano della Camera si tiene un po’ in disparte, e intanto osserva tutta l’inimmaginabile scena, tra i quadri del ‘600 e la tappezzeria dorata, con un’aria d’onesta sorpresa. “E dire che mi ricordo ancora cosa successe anni fa quando mi dichiarai favorevole alla fecondazione artificiale”, racconta. “Fui linciata. Sembra un secolo fa”. E Laura Ravetto, di taglio: “Ma sai che c’è? Se è stata davvero Francesca a insistere con Berlusconi, allora penso che ha fatto proprio bene a rompergli le scatole su questa faccenda delle coppie gay. Era ora che facessimo qualcosa”. E insomma il Cavalier fantasioso, con un colpo d’imperio, scortato dai littori Brunetta e Romani e dalla grazia di Mara Carfagna, istituzionalizza un capriccio personale. E ancora una volta mescola ogni cosa in quel gioco di specchi deformanti, trabocchetti e contraddizioni, che dev’essere il suo modo di sedare eppure rilanciare, di mettere a bilancio positivo, e pure anche di calmierare, la disinibizione ludica dei selfie con Francesca, con Luxuria e con Dudù. Dev’essere persino il suo modo prepolitico e istintivo di sintonizzarsi con la chiesa, con il Sinodo, con il Papa… “Berlusconi è la perfetta pecorella bergogliana”, sorride Mancuso. “Divorziato, risposato che prende la comunione, un uomo legato all’immagine della famiglia tradizionale, ma aperto”. E Berlusconi quasi lo rivendica: “La società avanza sempre più in fretta, si modifica, mutano le sensibilità, e bisogna stare al passo con le esigenze che cambiano. Bisogna stare nel mondo”. E così Mancuso sintetizza, in un soffio allegro: “Francesca per abbracciare Francesco”, sorride. Ed è un’allusione rivolta alla pazzotica sistematicità di Berlusconi, alla quint’essenza razionale d’un sorprendente venditore di se stesso, sorgivo creatore di marketing, capace adesso d’incipriare di politica la sua relazione privata con la signorina Pascale dopo aver incipriato, proprio con questa sua relazione privata, quella vita pubblica che gli era diventata agra per via della storia delle cene galanti, dopo l’assalto giudiziario, dopo il bunga bunga e l’affaire Ruby.

 

[**Video_box_2**]E in principio fu Barbara d’Urso, sempre lei, in campagna elettorale, a dicembre del 2012, con il Cavaliere seduto su quella stessa poltroncina che martedì ospitava Matteo Renzi: lui birbone compunto e lei ammiccante. “Presidente, mi si è fidanzato?”. E Berlusconi, col sorriso candido di chi ha finalmente messo la testa a posto, con le mani intrecciate e l’aria d’abbandonarsi a una confidenza: “Ebbene sì, è vero. Mi sono fidanzato. Si chiama Francesca, ha ventotto anni. E’ bella dentro ed è bella fuori”. E insomma il Cavaliere metteva così un fiocchetto privato, un piccolo coperchio rosa sul marasma politico e giudiziario, proprio come oggi mette un fiocchetto politico, un coperchio pubblico su un capriccio privato. Dunque di fronte ai giornalisti e alle telecamere, di fronte ai suoi parlamentari che non sanno dissimulare sopresa e smarrimento, Berlusconi battezza uno dei tanti e negletti dipartimenti della sua Forza Italia (si chiama “Diritti umani e libertà civili”), spiega persino “che l’amore non ha sesso”, “che ci vuole una legislazione moderna sulle coppie di fatto omosessuali”. E così affida “la battaglia” a Mara Carfagna, alla raggiante Mara, in un contrappasso ancora una volta inebriante, lei che gli sta seduta accanto e che gli tiene la mano nella mano, lei che pure con Francesca, con la signorina Pascale, aveva litigato, e non molto tempo fa, per ragioni di competizione napoletana e femminile. Tutto si tiene e tutto si complica nel cosmo del Cavaliere, troppo incandescente o forse troppo semplice. “Sono tornato”, dice. “E sono di nuovo in campo per vincere nel 2018”.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.