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“Le yazide sono nostre schiave”

Pubblichiamo un articolo apparso sulla rivista propagandistica Dabiq, tradotta in varie lingue e pubblicata dallo Stato islamico. L’articolo è intitolato “The revival of slavery before the Hour”. Nello stesso numero, una bandiera nera del gruppo terroristico sventola in Piazza San Pietro a Roma.

14 Ottobre 2014 alle 17:30

“Le yazide sono nostre schiave”

“E’ davvero ironico che Obama ritenga questi adoratori del diavolo come la ragione principale del suo intervento in Iraq e nel Levante”, dice lo Stato islamico degli yazidi

Pubblichiamo un articolo apparso sul munero 4 della rivista Dabiq, una rivista propagandistica tradotta in varie lingue e pubblicata dallo Stato islamico. L’articolo è intitolato “The revival of slavery before the Hour”. Nello stesso numero, una bandiera nera del gruppo terroristico sventola sull’obelisco di Piazza San Pietro a Roma.

 

Nel corso della conquista dell’area del Sinjar nella regione di Ninawa, lo Stato islamico si è trovato di fronte alla popolazione degli yazidi, una minoranza pagana che esiste da secoli nelle regioni dell’Iraq e del Levante. La loro esistenza fino al giorno d’oggi è una questione su cui i musulmani dovranno rendere conto nel giorno del giudizio, in quanto Allah ha rivelato Ayat as Sayf (il versetto della spada) oltre 1.400 anni fa. (“Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gli infedeli ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è clemente e misericordioso”, At-Tawbah: 5).

 

Il credo degli yazidi al giorno d’oggi (è cambiato nel corso del tempo) prevede l’adorazione di Iblis, che loro considerano un angelo decaduto, ma poi perdonato, tra gli angeli a cui era stato ordinato di prostrarsi davanti ad Adamo. Iblis rifiutò di prostrarsi davanti ad Adamo, e gli yazidi considerano questa arrogante disobbedienza nei confronti di Allah come il suo atto più nobile. Essi ritengono che Iblis sia stato frainteso dagli uomini. Lo considerano buono e illuminato, e dicono che Allah lo perdonerà nel giorno del giudizio dopo averlo già perdonato in anticipo per aver pianto lacrime di pentimento per un periodo di migliaia di anni. Così hanno fatto di Iblis – che è il più grande dei demoni – il simbolo dell’illuminazione e della pietà. Quale più grande disobbedienza può esserci di questa?

 

Il loro credo è una tale distorsione della verità che anche i cristiani adoratori della croce li hanno considerati per anni adoratori del diavolo e satanisti, come è registrato nei resoconti degli occidentali e degli orientalisti che li hanno incontrati o studiati. Ed è davvero ironico che Obama ritenga questi adoratori del diavolo come la ragione principale del suo intervento in Iraq e nel Levante, e che si allei con i peshmerga – una banda di mercenari legati al gruppo marxista Puk e alleati con il gruppo marxista Pkk –, un’organizzazione “terroristica” secondo le leggi da infedeli in cui l’occidente “crede”.

 

Prima della presa del Sinjar, agli studenti della sharia nello Stato islamico è stato chiesto di fare ricerche sugli yazidi per capire se devono essere trattati come un gruppo originariamente politeista o come un gruppo nato come musulmano ma che poi ha compiuto apostasia, a causa dei molti insegnamenti islamici che si applicherebbero al gruppo, ai suoi individui e alle loro famiglie. A causa delle terminologie in arabo usate da questo gruppo per descrivere se stesso o il suo credo, alcuni studiosi musulmani contemporanei li hanno classificati come una possibile setta di apostati, non come una religione politeista originale, ma in seguito a ulteriori ricerche è stato determinato che questo gruppo esisteva fin dall’“età del peccato” pre-islamica, ma è diventato “islamizzato” grazie alla popolazione musulmana, al linguaggio e alla cultura che li circondavano, benché non abbiano mai accettato l’islam né abbiano mai detto di averlo adottato. L’origine apparente di questa religione è da ricercarsi nello zoroastrismo dell’antica Persia, reinterpretato però con elementi del culto dei sabei, del giudaismo e del cristianesimo; infine ha trovato espressione nel vocabolario eretico del sufismo estremo.

 

Pertanto, lo Stato islamico si regola con gli yazidi come la maggioranza dei giuristi islamici ha detto che i politeisti devono essere trattati. Al contrario degli ebrei e dei cristiani, non c’è spazio per il pagamento della decima. Inoltre, le loro donne possono essere messe in schiavitù al contrario delle donne apostate di cui la maggioranza dei giuristi dice che non possono essere schiavizzate, e si può dare loro l’ultimatum di pentirsi o di affrontare la spada. Dopo la cattura, le donne e i bambini yazidi sono dunque stati divisi secondo la sharia tra i combattenti dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni nel Sinjar, dopo che un quinto degli schiavi è stato trasferito alle autorità dello Stato islamico per essere diviso come pagamento della quinta parte.

 

Questa riduzione di massa in schiavitù di famiglie politeiste è probabilmente la prima dall’abbandono della legge della sharia. L’unico altro caso conosciuto – benché più ridotto – è quello della riduzione in schiavitù delle donne e dei bambini cristiani nelle Filippine e in Nigeria dai parte dei mujaheddin del posto. Le famiglie yazide fatte schiave ora sono vendute dai soldati dello Stato islamico come i politeisti erano venduti dai compagni del profeta (radiyallahu ‘anhum) prima di loro. Molti insegnamenti ben conosciuti sono rispettati, compresa la proibizione di separare una madre dal suo bambino piccolo. Molte delle donne e dei bambini politeisti hanno accettato l’islam di buon grado e ora si impegnano a praticarlo con evidente sincerità dopo la loro uscita dall’oscurità del politeismo.

 

Il messaggero di Dio (sallallahu ‘alayhu wa sallam) ha detto: “Allah è pieno di meraviglia per le genti che entrano nel paradiso in catene” (questo passo è stato riportato nella (raccolta di insegnamenti, ndt) al Bukhari in base all’autorità di Abu Hurayrah). I commentatori della tradizione dicono che questo si riferisce alle persone che entrano nell’islam come schiavi e poi entrano in paradiso.

 

Abu Hurayrah (radiyallahu ‘ahn) disse nel commentare le parole di Allah: “Voi siete la migliore tra le nazioni. Voi li portate con le catene intorno al collo, fino a che non entrano nell’islam” (Sahih al-Bukhari).

 

Dopo questa discussione e mentre ci avviciniamo ad al Malhamah al Kubra (la grande battaglia finela combattuta tra musulmani e cristiani, ndt), la più grande battaglia prima dell’ora del giudizio – in qualsiasi momento arrivi, Allah volendo –, è interessante notare che la schiavitù è stata menzionata come uno dei segni dell’ora del giudizio così come una delle cause di al Malhamah al Kubra.

 

Il messaggero di Dio (sallallahu ‘alayhu wa sallam) ha detto che uno dei segni dell’ora del giudizio è che “la schiava dà alla luce il suo padrone”. Questo è stato riportato da al Bukhari e da Muslim sulla base dell’autorità di Abu Hurayrah e da Muslim sulla base dell’autorità di ‘Umar.

 

Gli studiosi citano molte interpretazioni per questo insegnamento, alcune delle quali si allontanano dall’applicazione della schiavitù perché era già presente e comune nelle loro epoche. I passi che seguono vengono da commenti che indicano che la schiavitù è un’interpretazione probabile. Questo è tanto più il caso dopo l’abbandono della schiavitù a partire dell’ascesa della legge pagana e dopo l’abbandono del jihad.

 

Ibn Rajab al Hanbali ha detto mentre spiegava questo insegnamento: “Gli studiosi non sono d’accordo sul suo significato. E’ stato detto che le conquiste delle terre degli infedeli e la cattura di schiavi aumentano, e di conseguenza le concubine aumentano in numero, fino a che le schiave daranno alla luce i loro padroni, e questo è perché il figlio del padrone ha lo status del padrone (è un uomo libero come suo padre), e dunque in questo senso la schiava ha fatto nascere il suo padrone. (…) E’ anche stato detto che ‘la schiava dà alla luce il suo padrone’ indica l’aumento delle conquiste delle terre degli infedeli e la cattura di schiavi, fino a che una ragazza è presa dalla terra degli infedeli in giovane età, poi è liberata nella terra dell’islam, poi sua madre è portata come schiava dopo di lei, e questa ragazza compra sua madre e la usa come donna di servizio, senza sapere che la schiava è sua madre. Questo è successo nell’èra islamica. Questa interpretazione è come quella precedente, indica che uno dei segni dell’ora del giudizio è l’aumento delle conquiste e la cattura di schiavi dalla terra degli infedeli. (…) E’ anche stato detto che il significato della schiava che dà alla luce il suo padrone è che le persone rifiutano il matrimonio e si rivolgono solo alle concubine. E Allah conosce meglio di tutto” (Fathul Bari).

 

Ibn Rajab ha detto anche: “Questo indica la conquista di terre e l’alta incidenza di schiavi presi fino a che le concubine e i loro bambini aumentano in numero. La schiava diventa una schiava del suo padrone mentre i suoi bambini hanno lo status di padroni su di lei. Questo è perché il figlio del padrone ha lo status del padrone, e dunque il figlio della schiava ha lo status del suo possessore e padrone” (Jami’ al Ulum wal Hikam).

 

An Nawawi ha spiegato questo insegnamento dicendo: “La maggioranza degli studiosi dice che questo predice l’aumento in numero delle concubine e dei loro bambini, perché il figlio di una concubina ha lo status del suo padrone” (Sharh Sahih Muslim).

 

Ibn Hajar ha commentato questa interpretazione dicendo: “Ma questa interpretazione è discutibile, perché la schiava che dà alla luce era un fatto che capitava quando questa dichiarazione è stata fatta. Inoltre la gran parte delle conquiste delle terre dei politeisti, la messa in schiavitù delle loro famiglie e la presa delle loro donne come concubine è avvenuta all’inizio dell’èra islamica” (Fathul Bari).

 

[**Video_box_2**]Ancora, sembra che quelli che si allontanano dall’interpretazione letterale della schiavitù lo facciano perché era già presente e comune nelle loro epoche in una maniera tale che trovavano difficile capirla come riferimento alla schiavitù. Ma dopo l’abbandono della schiavitù da parte dei musulmani e il suo successivo ritorno, questa interpretazione letterale diventa molto più plausibile.

 

Inoltre, un insegnamento su cui bisognerebbe riflettere è il lungo hadith di Dabiq riportato da Muslim sulla base dell’autorità di Abu Hurayrah. In questo insegnamento è menzionato che i romani dicono ai musulmani dopo che i romani si sono posti nei ranghi vicino a Dabiq: “Lasciate noi e quelli che sono stati schiavizzati tra di noi così possiamo combatterli”. I musulmani allora rispondono: “No, per Allah, noi non abbandoniamo i nostri fratelli a voi”. La sanguinosa battaglia finale inizia dopo questa breve discussione.

 

An Nawawi ha commentato questo insegnamento dicendo: “E’ stato riportato in due forme: ‘Quelli che hanno fatto schiavi alcuni di noi’ e ‘quelli che sono stati fatti schiavi tra di noi’. Al Qadi dice in ‘Al Mashariq’: ‘‘Quelli che sono stati fatti schiavi tra di noi’ è la versione della maggioranza ed è quella corretta’. Io (an Nawawi) dico che sono entrambe corrette, perché loro prima sono stati fatti schiavi (come infedeli) e poi hanno fatto schiavo l’infedele. Questo è successo nei nostri tempi. Difatti la maggioranza delle armate islamiche nel Levante e in Egitto era inizialmente schiava (in quanto infedele) e ora fa schiavi gli infedeli, walhamdulillah. Li hanno fatti schiavi molte volte nella nostra epoca. Loro fanno schiavi in una sola occasione migliaia di infedeli. Tutta la gloria è merito di Allah per aver rafforzato l’islam e avergli dato onore (Sharh Sahih Muslim).

 

Dopo questo, è chiaro da dove Shaykh Abu Muhammad al Adnani ash Shami (hafidhahullah) prenda ispirazione quando dice: “E così noi vi promettiamo (o crociati) con il permesso di Allah che questa campagna sarà la vostra ultima campagna. Sarà distrutta e sconfitta, esattamente come tutte le vostre campagne precedenti sono state distrutte e sconfitte, ma questa volta noi vi assaliremo dopo la vostra sconfitta, e voi non ci assalirete più. Noi conquisteremo la vostra Roma, romperemo le vostre croci e faremo schiave le vostre donne, con il permesso di Allah, il sublime. Questa è la nostra promessa a voi. Lui è glorificato e non delude le sue promesse. Se non riusciremo questa volta, allora i nostri figli e nipoti lo faranno, e venderanno i vostri figli come schiavi al mercato degli schiavi” (davvero il nostro signore è sempre vigile).

 

Prima che Satana mostri i suoi dubbi ai deboli di mente e di cuore, uno dovrebbe ricordare che fare schiave le famiglie degli infedeli e prendere le loro donne come concubine è un aspetto ben stabilito della sharia, e se uno lo negasse e schernisse sarebbe come negare e schernire i versetti del Corano e la narrazione del Profeta (sallallahu ‘alayhi wa salam) e dunque compirebbe apostasia contro l’islam.

 

Allah ta’ala ha detto: “Invero prospereranno i credenti, quelli che sono umili nell’orazione, che evitano il vaniloquio, che versano la decima e che si mantengono casti, eccetto con le loro spose e con schiave che possiedono – e in questo non sono biasimevoli, mentre coloro che desiderano altro, loro sono i trasgressori” (Al Mu’minun, 1-7).

 

Infine, molti studiosi contemporanei hanno detto che la fine della schiavitù ha provocato un aumento di peccati morali (adulterio, fornicazione, ecc.) perché la sharia non prevede alternative al matrimonio, così un uomo che non si può permettere di sposarsi con una donna libera si trova circondato dalla tentazioni verso il peccato. Inoltre, molte famiglie musulmane che hanno assunto governanti per i lavori nelle loro case affrontano la tentazione di una khalwah (reclusione) proibita, e la relazione sessuale illecita che ne consegue tra l’uomo e la governante – se essa fosse una concubina, questa relazione sarebbe legale. Questo ancora deriva dalle conseguenze di abbandonare il jihad e di inseguire il secolo, wallahul-musta’an.

 

Possa Allah benedire il suo Stato islamico con la rinascita di ulteriori aspetti della religione che tiene tra le sue mani.

Redazione

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