Papa Francesco in piazza San Pietro (foto LaPresse)

Sinodo e Vaticano III

Grandi cambiamenti ma anche no, Francesco e i suoi fratelli incerti

Matteo Matzuzzi

Sinodo e Vaticano III. Tra pochi giorni si apre l’Assemblea sinodale sulla famiglia e il resto. Breve rapporto sullo stato delle cose.

Tutti premettono che al Sinodo prossimo venturo nessuno ha intenzione di toccare la dottrina. Perfino Walter Kasper, il latore della proposta misericordiosa per salvare dal naufragio chi è andato incontro a un fallimento matrimoniale, ha detto e ridetto che non si può fare. Ci si scontrerebbe con Gesù Cristo, il suo insegnamento, la sua parola. Al limite, si può studiare qualche ritocco all’approccio pastorale per venire incontro alle esigenze dei tempi, a quelle situazioni inedite fino a qualche decennio fa che ora rappresentano, in molti contesti, la normalità, come dimostra l’aumento esponenziale delle famiglie cosiddette patchwork. Subito, però, s’è alzato anche qui il muro di chi ricorda che pastorale e dottrina sono inscindibili, che non si può fare il maquillage alla prassi senza andare a scalfire il portato dottrinale. Non solo il prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, in interventi pubblici,  libri e articoli pubblicati sull’organo ufficiale della Santa Sede, l’Osservatore Romano, ha ammonito sui rischi nei quali s’incorre a separare la giustizia dalla misericordia. Perfino il capofila del cambiamento totale che superi Humanae Vitae e Familiaris Consortio, il vescovo fiammingo d’Anversa Johan Bonny, ha messo nero su bianco in un corposo documento tradotto in varie lingue, che è assurdo sentir dire che al Sinodo in gioco sarà solo la pastorale: affermazione senza alcun senso, visto che “la pastorale ha tutto a che fare con la dottrina, e la dottrina con la pastorale”.

 

Un tale quadro lascia perplesso il cardinale Raymond Leo Burke, prefetto della Segnatura apostolica, che facendo un bilancio del dibattito di questi mesi sui temi oggetto dell’Assemblea straordinaria che aprirà i lavori il 5 ottobre, vede solo “una grande confusione e anche qualche errore” contenuto in dichiarazioni che hanno a che fare con la dottrina cattolica. Parola un po’ troppo abusata, questa, a giudizio del vescovo Vincenzo Paglia, che presiede il Pontificio consiglio per la Famiglia: “Il Sinodo non deve essere imbrigliato sulla dottrina”, anche perché “l’azione misericordiosa deve agire concretamente, la prassi deve trovare ispirazione nella parabola del buon samaritano che agisce senza porsi eccessive domande, come la chiesa da campo evocata da Papa Francesco che prima cura le ferite gravi e solo dopo si preoccupa di affrontare le altre questioni burocratiche”. E poi, insomma, basta parlare solo di ostia ai divorziati risposati: “L’attenzione su questo tema mi appare per lo più artificiosa”, dice all’agenzia Adnkronos, notando “un certo prurito nel voler contrapporre posizioni che certamente sono diverse ma sicuramente non incompatibili e incomponibili. In ogni caso – ha aggiunto – non si tratta dell’aspetto più rilevante fra quelli che esaminerà il Sinodo”.

 

Non è dello stesso avviso il vescovo spagnolo di Cordoba, mons. Demetrio Fernández, che alla questione ci tiene al punto da aver chiesto direttamente al Papa cosa pensasse di fare, durante un’udienza che si è tenuta a Roma nei mesi scorsi: “Mi ha detto che una persona sposata dalla chiesa, poi divorziata e risposata civilmente, non può accedere ai sacramenti”. Francesco “mi ha detto che questo è stato istituito da Gesù Cristo e il Papa non lo può cambiare. Dico questo perché a volte la gente sostiene che tutto cambierà”, mentre “ci sono cose che non possono cambiare”. Tanto è bastato perché i media cattolici di Spagna titolassero quasi all’unisono che “il Papa non cambierà la dottrina sui divorziati risposati”. Senza che Francesco, sul tema, mai si sia espresso ufficialmente. Vuole che il confronto sia aperto – come dimostra la composizione della rosa di padri sinodali da lui designati, dove trovano eguale spazio i favorevoli alla svolta e i contrari – e che parta dalla lunga relazione dal taglio teologico affidata a Walter Kasper, colui che insieme a Karl Lehmann e Oskar Saier già vent’anni fa aveva proposto cambiamenti circa i divorziati risposati, scontrandosi prima con Joseph Ratzinger e poi direttamente con Giovanni Paolo II, che rispedirono la proposta al mittente.

 

Tutto sommato, ha detto ancora il cardinale Burke, il Sinodo sulla famiglia “è una buona cosa, nella misura in cui si baserà solidamente sulla dottrina e la disciplina della chiesa sul matrimonio”. Questo, per il porporato americano capo della Cassazione vaticana, è il recinto dal quale non si può uscire, nonostante ormai “si sia creata una situazione in cui la gente si attende grandi cambiamenti, che però non potranno esserci”.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.