Il governo non lasci spazio agli strepiti ambientalisti

Federico Pirro

L'acciaio deve restare a Taranto con investimenti esteri o italiani

Pubblichiamo un commento di Federico Pirro, professore dell'Università di Bari e membro del Centro Studi Confindustria Puglia.

 

In vista del probabile acquisto da parte della Jindal South West Steel dell’acciaieria di Piombino, il Presidente della Toscana, Enrico Rossi, ha detto che la nuova proprietà avrebbe il plauso di operai, cittadini ed amministratori, a differenza di quanto accade a Taranto con l’Ilva, a causa delle sue questioni ambientali e di altre vicende ad esse connesse. Nel sito toscano inoltre – ha affermato ancora Rossi – potrebbe nascere il più importante polo siderurgico europeo: un’affermazione quest’ultima infondata, essendo tuttora lo stabilimento ionico quello di maggiori dimensioni per capacità impiantistiche, addetti e volumi produttivi.
Ma per un aspetto fondamentale ha ragione il governatore toscano perché a Taranto da anni è attivo uno schieramento di estremisti dell’ambientalismo che si batte con determinazione per la chiusura della più grande acciaieria europea, o almeno della sua area a caldo, ritenendola non bonificabile neppure con gli imponenti lavori per la nuova Autorizzazione integrata ambientale che procedono, nonostante la delicatezza della situazione finanziaria della società controllante.

 

E’ paradossale comunque la differenza fra quanto accade a Piombino e a Taranto e desta comprensibile stupore che nel capoluogo ionico vi sia qualcuno che considera l’industria siderurgica vecchia e tardottocentesca come se l’acciaio non fosse più una risorsa strategica per qualsiasi economia industriale avanzata.

 

Ma, a ben vedere, la stragrande maggioranza della popolazione tarantina non vuole la chiusura dell’Ilva o della sua area a caldo, come ha dimostrato disertando in massa il referendum consultivo organizzato sulla materia dal Comune nell’aprile 2013, quando neppure il 20 per cento degli aventi diritto al voto andò ad esprimerlo. Ma anche le secche sconfitte alle elezioni comunali del 2012 – e nella circoscrizione locale alle politiche del 2013 e alle europee di quest’anno – di Verdi e movimenti ambientalisti, hanno dimostrato inequivocabilmente che la grande maggioranza dei cittadini non segue in alcun modo quelle forze, perché non vuole la dismissione degli impianti, ma la loro bonifica, il rilancio produttivo e la tenuta occupazionale diretta nella grande fabbrica e nelle sue attività indotte.

 

Per tale ragione il governo di Matteo Renzi e il commissario dell'Ilva Piero Gnudi sono attivamente impegnati nel dare uno sbocco positivo alla ricerca di nuovi partner per l’Ilva, siano essi indiani, italiani o di altri paesi; l’Italia infatti deve conservare una forte presenza nel comparto siderurgico, pena il suo declino come potenza industriale internazionale.

 

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