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E poi Obama bombardò la Siria

Ma il “gruppo Khorasan” esiste o è una furbata del Pentagono? Raid aerei assieme a 5 paesi arabi. Colpito anche un gruppo jihadista che preparava “un attacco imminente”.

24 Settembre 2014 alle 06:30

E poi Obama bombardò la Siria

Barack Obama ieri (foto AP)

Roma. La campagna aerea dell’America contro lo Stato islamico è cominciata lunedì notte anche in Siria, dopo i quasi duecento bombardamenti sparsi e assai più limitati in Iraq a partire dall’8 agosto scorso. L’espansione delle operazioni al paese vicino attraverso un confine che in certi tratti non esiste più era ormai considerata scontata ed era attesa da un mese. Il Pentagono ha usato aerei da guerra, droni Predator e Reaper e anche missili Tomahawk sparati dalle navi della marina, e ha colpito assieme ai jet di cinque paesi arabi e a maggioranza sunnita, che si sentono minacciati dal gruppo di Abu Bakr al Baghdadi. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania ci hanno messo quattro F-16 ciascuno, il Bahrein due F-16, e il Qatar ha mandato alcuni jet Mirage che non hanno bombardato.

 

Oltre ai 14 attacchi contro lo Stato islamico, il CentCom americano (abbreviazione di Comando centrale) ha dichiarato che ci sono state anche otto missioni soltanto americane alcune ore dopo su una parte della Siria identificata come “a ovest di Aleppo” contro il cosiddetto “gruppo Khorasan”, una cellula di al Qaida che stava  preparando “un attacco imminente” contro l’occidente. Khorasan è l’antico nome arabo che identifica la regione dell’Asia centrale che parte dall’Iran orientale e include l’Afghanistan e il Pakistan e ha una speciale connotazione apocalittica per i jihadisti, che credono che la battaglia finale e più importante per l’islam partirà da quel pezzo di mondo musulmano.

 

In una di queste basi siriane i bombardamenti hanno ucciso combattenti europei provenienti da Gran Bretagna e Olanda, dice al Foglio una fonte con contatti dentro al jihad in Siria. Considerato che lo Stato islamico inizia invece a est di Aleppo, questi raid americani sono arrivati a sorpresa in aree dove il gruppo di al Baghdadi non è presente da almeno nove mesi, come nel governatorato di Idlib.

 

L’esistenza del gruppo Khorasan è stata rivelata al pubblico soltanto dieci giorni fa da Associated Press con una storia che però ha stentato a circolare. La notizia è stata ripresa dal New York Times con grande evidenza quattro giorni fa e a posteriori si può provare a capire perché. Dice un repubblicano del Congresso ammesso ai briefing dei servizi segreti americani sul gruppo Khorasan: “Io e qualcun altro ci stavamo chiedendo perché l’informazione fosse stata fatta trapelare la settimana scorsa, dopo essere stata tenuta così segreta.  “Potrebbe essere – spiega a Rosie Gray del sito Buzzfeed – che abbiano voluto fare circolare in anticipo una buona ragione che spiegasse gli attacchi in Siria. Ora stanno dicendo che il Khorasan è una minaccia agli Stati Uniti, così è ovvio che volessero che la notizia uscisse prima degli attacchi”.

 

L’Amministrazione americana sostiene che il gruppo Khorasan è affiliato ad al Qaida e quindi in Siria è embedded con Jabhat al Nusra, che tecnicamente è l’edizione siriana del gruppo comandato dall’egiziano Ayman al Zawahiri. Jabhat al Nusra è uno dei gruppi più forti del jihad siriano, è nato da una scissione con lo Stato islamico – di cui ora è acerrima nemica – e ha scelto questo nome di copertura per sottolineare davanti agli altri gruppi della guerriglia siriana che la ragione della sua esistenza in Siria sta soltanto nell’“aiuto” che offre contro il presidente Bashar el Assad: Jabhat al Nusra, “il fronte dell’aiuto”.

 

[**Video_box_2**]E’ plausibile che se al Qaida sta cercando reclute con passaporto europeo e vuole espandere le capacità di Jabhat al Nusra di operare anche all’estero e non soltanto in Siria, allora abbia spostato in Siria un suo gruppo di operatori.

 

La fonte con contatti dentro al jihad – che è di parte – sostiene con il Foglio di non credere all’imminenza di un attacco di al Qaida contro l’occidente a partire dal nord della Siria: “I soli settori di al Qaida che possono attaccare l’occidente sono al Qaida nel Khorasan e al Qaida nello Yemen. Proprio come negli anni passati la leadership centrale di al Qaida ha proibito ad al Qaida in Iraq di compiere attentati contro bersagli in Iraq, così Jabhat al Nusra non è autorizzata a compiere attacchi contro i paesi occidentali o contro i regimi arabi (al Qaida tiene molto a mantenere una neutralità non dichiarata con l’Iran per adesso, perché ha bisogno di spostarsi senza troppi ostacoli tra l’Afghanistan e il medio oriente e l’Iran è la via più corta, ndr). E’ una politica di al Qaida che va avanti da tempo e vale anche per la Siria: assegnare una priorità ai bersagli, ridurre il numero dei nemici, concentrare gli sforzi sulla guerra contro Bashar el Assad. Insomma: dal punto di vista geografico, soltanto membri di al Qaida in Afghanistan, in Pakistan o in Yemen possono occuparsi di attacchi contro l’occidente. Se dei muhajirin del Khorasan (combattenti stranieri che vengono dalla regione afghana) si trovano in Siria, devono attenersi alle regole già stabilite per Jabhat al Nusra”.

 

Un esperto americano di gruppi jihadisti,  Aaron Zelin, sostiene che non esiste un gruppo Khorasan autonomo diverso da Jabhat al Nusra, sono la stessa cosa: non è un nome usato dai jihadisti nelle comunicazioni fra loro. Gli americani hanno preso di mira alcuni combattenti di al Qaida arrivati in Siria dall’Afghanistan e dall’Iran – in questo caso Khorasan sarebbe un’etichetta. Ieri su internet è circolata la notizia che i bombardamenti hanno ucciso il capo del Khorasan, Muhsin al Fadhli, un kuwaitiano di 33 anni con una lunga storia dentro la leadership di al Qaida. Era così vicino al primo leader, Osama bin Laden, da sapere in anticipo degli attacchi dell’11 settembre (a 19 anni), e ha passato tempo a riorganizzare il gruppo in Iraq. Su di lui il governo americano aveva messo una taglia da sette milioni di dollari.

 

Un’Amministrazione americana che annuncia di stare per investire milioni di dollari nell’addestramento di ribelli siriani dall’identità sconosciuta ha tutto l’interesse a colpire con durezza i jihadisti che hanno basi in quelle stesse province.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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