Volumi del codice penale

Il codice penale non evita le frane

Redazione

Da Rep. al Corriere, vani tic manettari sulla gestione del territorio.

In Italia il principio comunitario polluter pays, in base al quale chi inquina o chi utilizza risorse non riproducibili deve pagare in misura commisurata alle risorse che compromette o riduce, conosce uno strano destino. E’ stato tradotto nel principio “chi inquina, ma anche chi utilizza risorse naturali, è uno speculatore che deve pagare i suoi conti con le procure della Repubblica”. A sostegno di tutto ciò, troviamo Salvatore Settis che su Repubblica trasforma in corpi del reato le stime sul consumo di suolo del Rapporto Ispra, fatte attraverso un programma che interpreta le immagini del territorio, scattate grazie a una rete di monitoraggio che, come scritto nello stesso Rapporto, non copre in modo omogeneo il territorio osservato. Per non essere da meno, si è aggiunto ieri Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera che segnala ai lettori, con uno sdegnato zelo, che per la gestione del territorio non si registrano condannati. Eppure sa bene che la “gestione” del territorio è un processo all’interno del quale i nessi di causalità sono difficili da ricostruire, e possono riguardare una pluralità di soggetti, di fattori economico-sociali e di singole scelte penalmente irrilevanti e, a seconda del tempo e del luogo, socialmente accettate. L’uso e l’assetto del territorio sono, infatti, il risultato eventuale – non rigidamente determinato – di una molteplicità di pratiche sociali, poste in essere nel tempo e condizionate da fattori diversi, alle quali è sempre stato difficile, se non impossibile, dare un ordine, anche quando l’ordine (vedi la programmazione economica e le sue proiezioni territoriali nei mitici anni 60) era quello di espandere e rafforzare la struttura urbana e produttiva. Un esempio: un contadino che venti anni fa, non riuscendo a vendere i suoi prodotti, ha venduto il suo terreno a un acquirente che, tempo dopo, ha ottenuto la possibilità di realizzarvi un’abitazione. Ipotizzando che fondi confinanti o nella stessa vallata abbiano conosciuto la stessa sorte negli anni successivi, a distanza di anni, per effetto di grandi piogge, le abitazioni realizzate lungo il fiume – del quale il torrente che attraversa l’area, con una ridotta capacità drenante, è uno degli affluenti – potrebbero finire per essere invase dall’acqua. Considerando che la responsabilità penale è personale, è davvero possibile, con il codice alla mano come suggerisce Stella, rintracciare il criminale da condannare?

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