Majka, duro a morire, vince a Risoul. Ma è sempre più il Tour di Nibali

Giovanni Battistuzzi

Il siciliano secondo al traguardo incrementa ancora il suo vantaggio. Domani per velocisti, lunedì riposo, poi i Pirenei.

Il Tour scopre Risoul, località sciistica alpina già testata prima al Tour de l’Avenir e al Giro del Delfinato, e con lei anche Rafal Majka, giovane polacco da salita e da fatica, sesto al Giro, venuto in Francia all’ultimo, dopo il forfait di Roman Kreuziger, per far da gregario ad Alberto Contador. Lo spagnolo però si è ritirato e il giovanotto allora si è messo in proprio, non per la classifica (è a oltre un’ora) ma per soddisfazioni giornaliere. Ieri ci aveva provato sull’ultima salita, secondo, battuto solo da le Roi Nibalì; oggi ha ritentato, da lontano, dalla mattina. Gli è andata bene, ultimo e unico a non arrendersi al ritorno del gruppo. Dietro a lui il solito. Vincenzo Nibali anche oggi ha voluto sottolineare il fatto che lui in maglia gialla c’è perché è il più forte e non perché Froome e Contador sono rimasti sull’asfalto. E così anche oggi lo Squalo ha frustrato le speranze altrui, è partito ai meno 4 e ha fatto la selezione. Solo Peraud con lui, sempre a ruota, mai un cambio, poi la trovata dello scatto ai meno trecento, insubordinazione e punizione. Vincenzo fa uno scattino, lo guarda, lo supera e termina alle spalle del polacco.

 

Nibali anche oggi ha dimostrato una superiorità imbarazzante, ha dato 26” ai francesini che sognano il podio, Pinot e Bardet, mezzo minuto all’americano Van Garderen, un minuto a Valverde. Poco forse, ma c’è da dire che non ha mai esagerato, è andato suo regolare, senza strafare, ha lasciato alla Tinkoff (la squadra di Majka e Contador) la vittoria, si è accontentato di dare un altro segnale, ovvero, se voglio me ne vado, stacco tutti e faccio il vuoto. Perché non l’ha fatto? Perché i Pirenei sono vicini e il meteo preannuncia caldo torrido, quindi meglio tenere energie e limitare gli sforzi. E’ qui che si vede la mano di Martinelli, ds dell’Astana: Nibali anni fa avrebbe tirato il collo a tutti e soprattutto a se stesso, sempre a dare il massimo, anche a costo di oltrepassare i suoi limiti. Ora no. Preferisce mettere fieno in cascina, ma quello giusto, quello che basta.

 

 

Nel giorno di Majka e di un Nibali giallissimo, un plauso c’è da farlo ad Alessandro De Marchi. Il friulano a questo Tour ha lavorato in pianura, ogni giorno, per Peter Sagan. Quando non lavorava per il capitano, ecco avventurarsi in fughe a lunghissima gittata, allungo sempre pronto, resistenza infinita. Anche oggi è stato lui a portare via la fuga e poi, quando il gruppo era pronto a inghiottirla, è scattato, ha provato ad arrivare al traguardo. È andata male, troppo forte il polacco, troppo stanco lui. Ma ci riproverà, questa è una certezza.

 

Intanto la classifica si allunga e Nibali può vantare 4 minuti e mezzo su Valverde, oggi apparso in difficoltà, staccato da tanti, con il fiatone e le gambe dure. Ora i francesini gli sono vicini, vicinissimi e pronti a dargli una spallata. Ma più avanti, perché domani si arriverà allo sprint, lunedì il Tour si prenderà una pausa. Poi i Pirenei, tre tappe, ultimo test.

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