Bombe a Gaza (foto Ap)

Netanyahu perde punti tra i suoi, per la sinistra è un “eroe tragico”

Rolla Scolari

Israele si spacca sulla strategia del premier. Uccisi quattro bambini a Gaza. L’Onu propone una tregua, accettata da Gerusalemme.

Milano. Israele continuerà a fare quello che è necessario per difendersi fino a che la calma e la pace saranno ristabilite”, ha detto il premier israeliano parlando ieri da Gerusalemme accanto al ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini. Dopo il fallimento martedì di una tregua proposta dall’Egitto – accettata da Israele, rifiutata da Hamas – continuano i lanci di razzi palestinesi su Israele, che hanno ucciso finora un uomo, e i raid dell’aviazione israeliana sulla Striscia di Gaza – contro le case dei leader del movimento islamista Hamas, i quali però sono per lo più nascosti in gallerie sotterranee, secondo i militari israeliani – che hanno causato 220 vittime (fonti mediche palestinesi), di cui ieri quattro bambini, appartenenti alla stessa famiglia, uccisi sulla spiaggia vicino all’hotel dei giornalisti. Le Nazioni Unite hanno proposto ieri sera un cessate il fuoco umanitario della durata di sei ore che dovrebbe partire da questa mattina: Israele ha accettato, Hamas ancora non ha fatto sapere le sue intenzioni.  

 

E’ il nono giorno di un conflitto che non trova un mediatore, che divide le fazioni palestinesi di Gaza e della Cisgiordania e che spacca Israele, dando al premier alleati e rivali inattesi. “Benjamin Netanyahu ha preso la decisione giusta”, “lo sosteniamo pienamente”, ha detto a Wolf Blitzer della Cnn Isaac Herzog, leader della sinistra laburista. E proprio da quella sinistra lontana anni luce dal Likud, partito di governo, e dagli atteggiamenti di un premier definito “falco” è arrivato il sostegno di personaggi come Yossi Beilin e Gershon Baskin, che hanno riconosciuto nelle decisioni di Netanyahu “una relativa cautela”. Haaretz, quotidiano della sinistra, definisce il premier “un eroe tragico” dell’operazione militare su Gaza: “Ha detto addio all’immagine del leader che gestisce il terrorismo con un pugno di ferro”, almeno davanti al suo elettorato e di fronte ai suoi ministri. E’ proprio in casa, nel suo partito e nel suo esecutivo, che Netanyahu sta combattendo un’altra battaglia. Ha licenziato il viceministro della Difesa Danny Danon dopo le critiche sulla gestione della crisi. Non può fare lo stesso con il responsabile degli Esteri, Avigdor Lieberman, che guardando alle prossime elezioni lo ha definito “esitante” e che prende le distanze dal premier chiedendo un’invasione di terra o addirittura la rioccupazione di Gaza. Il premier è stato lodato dal quotidiano Yedioth Ahronoth per aver accettato la tregua “contro i desideri dei propri sostenitori”, ma ha attirato le critiche dei suoi ministri, come già accadde nel 2012 quando fu siglato un cessate il fuoco senza una vittoria chiara.

 

[**Video_box_2**]Per ora, di tregua si parla soltanto. Alla corte del presidente egiziano-mediatore Abdel Fattah al Sisi, il grande assente è l’America. Secondo il quotidiano arabo Asharq al Awsat, Hamas cerca il coinvolgimento di Qatar e Turchia, paesi con cui ha un rapporto più diretto che con l’Egitto, e chiede in cambio di un prolungato periodo di calma la fine del blocco israeliano ed egiziano sulla Striscia e la liberazioni di 56 prigionieri palestinesi. Il rais della Cisgiordania Abu Mazen era atteso ieri in serata in Egitto, con un piano che vedrebbe il ritorno a Gaza di Fatah dopo la sconfitta militare del 2007: un cessate il fuoco che garantirebbe la riapertura del valico di Rafah con l’Egitto, a condizione che a gestirlo sia la sua Anp. Sisi lo incontrerà oggi, e parlerà anche con i leader di Hamas. A mediare, nel secondo viaggio in Egitto in pochi giorni, c’è anche l’ex premier britannico Tony Blair.

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