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L'assenza di pathos nelle prime cronache di guerra
Concedete al giornalismo schietto il tempo dovuto al companatico di base, poi vedrete che per quello aggiuntivo torneranno i singhiozzi umanissimi, gli inconsolabili strazi per le vittime piccole. Ci si sta arrivando, ma portate pazienza
Calano le borse, chiude lo stretto di Ormuz, il brent a cento dollari, l’oro decresce, la benzina sale, le terre rare esplodono, i tassi forse, l’Europa non ci protegge, andrà a finire che ci perderemo i soldi nostri. Le cronache di guerra suonano assai prosaiche, prive di patos. E’ vero. Ma concedete al giornalismo schietto il tempo dovuto al companatico di base, poi vedrete che per quello aggiuntivo torneranno i singhiozzi umanissimi, gli inconsolabili strazi per le vittime piccole (vedi già il caso della scuola con le studentesse iraniane prontamente lanciato e sgonfiatosi subito perché la bomba non portava il succulento timbro a stella), poi vedrete che il giornalismo tornerà ad accasciarsi sui poveri iraniani anziani, sulle donne censite dall’ufficio stampa della Mezzaluna rossa, o sui resistenti islamici in età media, massacrati dall’ennesima guerra genocida degli ebrei. Ci si sta arrivando, ma portate pazienza, nella prima settimana sembrerebbero danni, pardon, stipendi collaterali.
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