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L'assenza di pathos nelle prime cronache di guerra

Andrea Marcenaro

Concedete al giornalismo schietto il tempo dovuto al companatico di base, poi vedrete che per quello aggiuntivo torneranno i singhiozzi umanissimi, gli inconsolabili strazi per le vittime piccole. Ci si sta arrivando, ma portate pazienza

Calano le borse, chiude lo stretto di Ormuz, il brent a cento dollari, l’oro decresce, la benzina sale, le terre rare esplodono, i tassi forse, l’Europa non ci protegge, andrà a finire che ci perderemo i soldi nostri. Le cronache di guerra suonano assai prosaiche, prive di patos. E’ vero. Ma concedete al giornalismo schietto il tempo dovuto al companatico di base, poi vedrete che per quello aggiuntivo torneranno i singhiozzi umanissimi, gli inconsolabili strazi per le vittime piccole (vedi già il caso della scuola con le studentesse iraniane prontamente lanciato e sgonfiatosi subito perché la bomba non portava il succulento timbro a stella), poi vedrete che il giornalismo tornerà ad accasciarsi sui poveri iraniani anziani, sulle donne censite dall’ufficio stampa della Mezzaluna rossa, o sui resistenti islamici in età media, massacrati dall’ennesima guerra genocida degli ebrei. Ci si sta arrivando, ma portate pazienza, nella prima settimana sembrerebbero danni, pardon, stipendi collaterali.

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  • Andrea Marcenaro
  • E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.