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Quel fenomeno di Barbero
Sta per uscire, lo so perfino io, l’ennesimo saggio del molto divertente professor Alessandro Barbero. Il professore è un fenomeno non soltanto per la sua mai abbastanza benedetta difformità dagli accademici barbosi che hanno in odio l’insegnamento. Lo è anche per il legittimo orgoglio dell’ultimo compagno istruito che la racconta para-para. Barbero, cioè, è un post-professor Canfora espresso a fumetti, è la Storia diffusa come la concepiva non saprei se Renzo De Felice, Enzo Biagi di sicuro. E’ un fenomeno perché ha la forza, se preferite la vivacità intellettuale, di affermare una cosa mentre la contesta nel nome di una sinistra in divenire. Da semicomunista già moderno, inveiva contro gli editori capitalisti che negavano al popolo il diritto gratuito alla cultura. Da modernissimo, accetta la caducità del proletariato e rincorre per sé, visibilmente dispiaciuto, un milioncino di euri a volumetto.
Ps. “Eadem semper repentur”. Come Gad Lerner, complessato da e perciò adorante di Norberto Bobbio, scoprì Mario Giordano, così il grande Paolo Mieli, sfrecciando alla sinistra di papà De Felice, ci ammollò Barbero.
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