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una fogliata di libri
Un libro di sogni ma soprattutto da veglia
“Winter Dreams: A Historical Guide to Old Age” di Barbara H. Rosenwein: un libro per comprendere le nostre risposte emotive alla vecchiaia alla luce delle eredità culturali e intellettuali che abbiamo ricevuto
"Sarei felice di morire guardando il mare” dissi, osservando un tramonto sul mare di Kep, in Cambogia.
“Se vuoi morire guardando il mare, allora guarda la foresta”, mi rispose il francese, che si era stabilito in quella che era stata la Saint Tropez del Sud-est asiatico prima di essere ridotta in macerie dai khmer rossi. In Cambogia è feroce la volontà di sfuggire alla morte: meglio sopravvivere guardando la foresta che morire felici di fronte al mare.
Questo è uno dei tanti ricordi innescati dalla lettura di “Winter Dreams: A Historical Guide to Old Age” di Barbara H. Rosenwein, professoressa emerita alla Loyola University di Chicago. Quando poi "la frase ‘la vita è breve’ diventa, più che una frase, una realtà” e sei costretto a confrontarti con la tua stessa vecchiaia, oltre i ricordi emergono riflessioni, pregiudizi, paure. “Solo gli anziani hanno sogni invernali. Per quanto alcuni possano sembrare spaventosi, erratici, ostinati, strani e irrealistici, tuttavia, presi insieme, offrono una ricca gamma di sentimenti che possono aiutarci ad affrontare e uscire da questo mondo altrimenti spietato con dignità”.
Ricordo, ad esempio, quando regalai a mio padre il “De brevitate vitae” di Seneca: speravo che lo avrebbe aiutato a prendere la vita “con più filosofia”. In realtà non sembrò apprezzarlo troppo. Forse perché era uno di quei libretti della collana “Millelire” pubblicati dalla casa editrice Stampa Alternativa e quindi assimilabile alla controcultura che detestava. Oggi, invece, capisco il suo fastidio: il mio regalo era una forma di arroganza. “In effetti, Aristotele disse che il piacere derivante dal 'sentirsi superiori' (hubris) era caratteristico dei giovani!”. E il suo era un modo di contrastarla. “Cicerone stesso… prima di morire riconobbe che ‘la vecchiaia mi sta rendendo più irritabile. Tutto mi fa ribollire di rabbia. Ma ho chiuso con la vita; ci pensino i giovani’”.
Come si vede da queste citazioni, “Winter Dreams” è utile “per comprendere le nostre risposte emotive alla vecchiaia alla luce delle eredità culturali e intellettuali che abbiamo ricevuto” ed è un modo per approfondire quelle stesse eredità: dai classici greci e latini (è un winter dream riprendere lo studio di greco e latino) a Goethe, Svevo, García Márquez, da Aristotele e Platone a Cartesio, Locke e Rousseau. Il libro riassume anche altre visioni culturali e confesso che il rispetto ebraico per gli anziani, quali depositari di saggezza, mi è di grande conforto. Del resto, è con senso dell’umorismo molto ebraico che un vecchio e saggio amico aveva commentato la mia esperienza di pre-morte (in seguito a un arresto cardiaco): “Adesso puoi stare tranquillo, c’è sempre qualcosa o qualcuno che prova a farci fuori ma se sopravvivi allora puoi stare tranquillo”.
A questo punto, il libro ci conduce al passo successivo alla vecchiaia: “l'età della disintegrazione”, come scrive la Rosenwein citando Seneca. “Non abbandonerò la vecchiaia finché mi permetterà di mantenere il mio intero sé – cioè, l'intera parte migliore di me. Ma se inizia ad attaccare la mia mente e a reciderne parti – se mi tiene in vita senza permettermi di vivere, allora mi getterò dall'edificio fatiscente e in rovina”.
Sì, questo è un libro di sogni ma soprattutto un libro da veglia, un libro da meditazione, una lettura rituale o terapeutica.
E sull’onda di queste riflessioni mi rendo conto che sto per trasferirmi in una casa che da un lato guarda il mare e dall’altro la montagna.
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