Una Fogliata di libri
Io non parlo russo
La recensione del libro di Jana Karšaiová edito da Feltrinelli, 144 pp., 15,20 euro
"Ciascuno di noi ha un numero finito di battiti del cuore per una vita, solo quella cifra e basta. Io li sprecavo sempre ai confini”, scrive Jana Karšaiová in "Io non parlo russo", un romanzo sulla migrazione e sulle radici, sulla famiglia e sulla politica come posizione nei confronti del mondo.
Il primo confine che Hana attraversa è quello per tornare a Bratislava per votare, un confine tranquillo, quello tra Austria e Slovacchia, “controllano solo chi entra in Austria, non chi esce”. Ma non si sa mai quando il cuore ricomincerà a perdere battiti, e il viaggio del ritorno avverrà in circostanze diverse. Come a dire che non si è mai al sicuro, che migrando si varca un confine anche esistenziale, e ci si sente sempre lontani da ciò che si lascia ma vicini a tutti gli altri che si spostano. Hana è cittadina italiana, vive in Italia da quando aveva ventuno anni, lavora in radio. L’amica Dusa, rimasta a Bratislava, ma anche il confronto con la madre, il ricordo del padre appena morto, il fratello – tutto fa intuire quanto è costata la migrazione. “Io non sono Dusa”, dice la protagonista riguardo all’amica giornalista che ha fatto il master alla Sorbonne, ma che non si è mai davvero allontanata da Bratislava.
Io non parlo russo è un emozionante viaggio lungo vari precipizi: c’è la costante la tensione con il fratello Martin, che è diventato un sostenitore attivo del partito populista di destra, nazionalista, filorusso e antieuropeista. Ha un canale YouTube di grande successo con i sottotitoli in russo. Ma né Hana né Martin parlano russo: i genitori lo capivano, ma dopo la fine dello stato comunista cecoslovacco non avevano più voluto parlarlo, perché simboleggiava l’oppressione, come è raccontato nel primo romanzo di Karšaiová, Divorzio di Velluto.
Le elezioni ora le vince proprio il partito antieuropeista, alla fine di una lunga nottata elettorale che faceva presagire tutt’altro. Poi la scomparsa del nipote di Hana, il figlio del fratello Martin. Tocca a lei andarlo a cercare alla chata di famiglia, la casa nel bosco in cui anche il ragazzo ha passato le vacanze dell’infanzia, come Hana, come Martin. Infine, un altro attraversamento di confine, il ritorno in Italia, non da sola, che ristabilisce un senso più ampio di casa.
C’è un luminoso senso di riuscita in Io non parlo russo, riuscire a essere adulti in questo mondo frammentato, essere riusciti a costruire sé stessi. C’è una lingua calibrata, minimalista, eppure calda, una storia che parla di migrazione in modo originale e che avvicina al lettore i temi dell’attualità.
Jana Karšaiová
Io non parlo russo
Feltrinelli, 144 pp., 15,20 euro
una fogliata di libri
L'album blu
una fogliata di libri
Lord Jim a casa