Google creative commons

una fogliata di libri - OVERBOOKING

Filmare un libro è impossibile

Antonio Gurrado

Lo sdegno registrato per "Cime tempestose" e la sua differenza col romanzo di Emily Brontë dimostra che che una pellicola non potrà mai riuscire nell'intento di raccontare fedelmente quanto scritto in un libro. Al massimo ci si può ispirare dalle sensazioni detatte dalla lettura

Le severe recensioni di “Cime tempestose” vanno distinte fra quelle concentrate sulla qualità cinematografica del film di Emerald Fennell, che non ci interessa, e quelle imperniate sulle discrepanze rispetto al romanzo di Emily Brontë. Lo sdegno per il tradimento dell’originale lascia quasi presupporre che sia effettivamente praticabile trarre un film da un libro, quando invece non è più sensato che trarlo fedelmente da una canzone, un fatto di cronaca o una partita di ramino. Dimostra tale impossibilità la sorte delle pellicole che hanno nutrito questa sconsiderata ambizione: o sono subentrate all’originale, scalzando la parola scritta nell’immaginario collettivo (chiunque abbia visto il “Pinocchio” della Disney è persuaso che in Collodi ci sia una balena, quando invece è il terribile pesce-cane), oppure vengono tacciate di inadeguatezza. I numerosi stimoli presenti in un romanzo sono impossibili a comprimersi in un paio d’ore ed è sicuramente più saggio disseminarli nelle stagioni di una serie tv, ossia i feuilleton dei nostri giorni. Per un film si può tutt’al più utilizzare un racconto come soggetto, ma la soluzione migliore è rinunciare per escogitare una trovata spiazzante. Paolo Virzì adattò Il mondo deve sapere di Michela Murgia mantenendone l’atmosfera, ma cambiando nomi dei protagonisti, trama e titolo, che divenne “Tutta la vita davanti”. Trovando faticosissimo Il ladro di orchidee di Susan Orlean, Spike Jonze ne trasse un meta-film sulla difficoltà di trasformarlo in copione, tanto che solo la versione italiana conservò il titolo del libro, mentre quella americana si chiamava “Adaptation”. Yorgos Lanthimos ha rinunciato a priori a rendere la complessa stratificazione di Povere creature! di Alasdair Gray, selezionando uno solo dei livelli narrativi per ottenere un film all’altezza del romanzo. Emerald Fennell ci ha tenuto a racchiudere “Cime tempestose” fra virgolette: ha capito che filmare un libro è impossibile, ma che poteva comunque ispirarsi alle sensazioni dettate dalla lettura, individuali e insindacabili di per sé. Il film l’ha fatto così e, se qualcuno vuole mantenersi fedele a Emily Brontë, non c’è bisogno che lo guardi; basta leggere il romanzo.

Di più su questi argomenti: