una fogliata di libri
Lunario dei giorni insonni
La recensione del libro di Elvira Seminara edito da Einaudi, 224 pp., 18 euro
Ci sono più cose in cielo e in terra. E nella notte. Dove il chiarore bluastro della luna trasfigura le sagome delle nostre fragilità. Le stelle vegliano sulle epifanie dei sogni, mentre le cose audaci del mondo sgattaiolano tra gli interstizi dell’ovvietà distratta del giorno, per rivelare i loro misteri.
“Quanta vita si perde a usare la notte per dormire”, molti non lo sanno. Iris sì. Creatura liminale, custode di soglie, che della notte ha fatto il nascondiglio della propria infelicità. Cinquant’anni, un matrimonio finito, vive con l’amico bioarchitetto Jacopo in un residence siciliano, vicino al mare, e insegna letteratura a manager in cerca di citazioni da sfoggiare al momento giusto. Ha molte manie. Disegna mappe e compila inventari per tenere a bada il caos di una vita dalla quale ha deciso di non voler essere più toccata. Per lei gli altri sono l’inferno, e sogna di vivere isolata ad Alert, in Canada, l’insediamento umano più a nord del pianeta, dove riposano ibernati tutti i desideri che non ha realizzato.
Insonne per scelta, nelle camminate notturne Iris scopre di appartenere a una stirpe invisibile: inquilini erranti di vite sospese, che “vegliano per avventura, per amore, per paura”, che hanno smesso di dormire per non ascoltare i sogni, perché dicono il vero.
Si soffre di solitudine, ma anche di moltitudine, perché c’è troppo rumore nel mondo. E’ per questo che il vuoto temuto da molti diventa, per altri, pienezza di rivelazioni. Ma anche quando la respingi, la vita trova il modo di insinuarsi. Insiste, come un ronzio nell’orecchio che non lascia tregua o una macchia che non va più via: chiede spazio, costringe a sentire, a lasciarsi attraversare. Anche dalla mancanza.
Durante una passeggiata Iris incontra Aida, un’anziana vicina che ha dimenticato molte cose, fra cui il motivo di un dolore che le è rimasto accanto. E’ attraverso quella ferita che nella sua corazza si apre una crepa, da cui torna ad affacciarsi il mondo.
Nei “giorni usciti dal tempo” di un’estate senza fine, Lunario dei giorni insonni di Elvira Seminara racconta di anime interrotte che trascinano ricordi e lasciano negli oggetti istantanee delle loro presenze. Una storia di ciò che muore e di ciò che resta in vita, che si ingolfa, ci spaventa, ma continua a premere. A ricordarci che è proprio fra le nostre piccole miserie che si annida la felicità. Che spaventa perché finisce. Ma ci accende. In fondo anche le stelle, morte mille anni fa, continuano a brillare.
Una fogliata di libri
Come l'arte contemporanea riesce ancora a turbarci
lettere da un insostenibile silenzio - una fogliata di libri