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una fogliata di libri - overbooking

E i libri a Milano, dov'erano?

Antonio Gurrado

Fra sculture neoclassiche e compositori danzanti la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali ha trascurato senza nemmeno accorgersene il fatto che la città ospitante sia mecca ed epicentro della nostra editoria

Un po’ troppo italiana e un po’ troppo poco milanese, la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali ha trascurato senza nemmeno accorgersene un aspetto chiave della vita culturale della principale città ospitante: il fatto cioè che Milano, sin da prima della nascita dei gemelli-rivali Arnoldo Mondadori e Angelo Rizzoli, sia mecca ed epicentro della nostra editoria. Un inchino a questa tradizione non sarebbe stato nulla di sconcertante, visto il felice precedente della cerimonia parigina – cui aveva dedicato una puntata anche quest’angolino di Foglio – che aveva reso onore a ben nove titoli di opere francesi in una clip ambientata nella Bibliothèque Richelieu. Fra sculture neoclassiche e compositori danzanti, tubetti di colore e Prisencolinensinainciusol, i libri, parte integrante dell’identità di Milano, sono apparsi solo di straforo. La presenza più insistita è stata quella muta, sottesa al divertente sketch di Brenda Lodigiani sulla gestualità, del Supplemento al dizionario italiano (Corraini, 118 pp., 15 euro) di Bruno Munari, lui sì milanese-milanese, la cui copertina ricorda oggidì ai milanesi-milanisti l’incredulità di Luka Modric che ha generato infiniti meme. Del resto, come ha notato il Guardian, la cerimonia è stata “la lettera d’amore disinvoltamente chic di Milano all’Italia”; purtroppo, a una nazione che legge poco, una città che pubblica molto deve rivolgersi in modo adeguato, senza troppi giri di parole.

Si spiegano così le altre due incursioni letterarie dello show: Ghali che recita “Promemoria” di Gianni Rodari (ne esiste una edizione illustrata da Guido Scarabottolo per bambini dai cinque anni, Einaudi, 40 pp., 14,5 euro) e Pierfrancesco Favino che recita “L’infinito” di Giacomo Leopardi (se volete viziarvi, potete prendere il catalogo della mostra “Leopardi, L’infinito e i manoscritti di Visso”, Silvana, 95 pp., 24 euro). Un po’ poco, per la città di Bianciardi e di Scerbanenco, di Gadda e di Testori. Si tratta della conferma che per gli italiani, alla fin fine, la scrittura si riduce a espressione di sentimenti in forma di lirica o di filastrocca; per gli italiani, alla fin fine, la cultura rimane quella cosa che si impara a memoria quando si va a scuola.

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