Una Fogliata di libri
Viaggio nel Liberland
La recensione del libro di Timothée Demeillers e Grégoire Osoha edito da Keller, 280 pp., 18,50 euro
Nel 2013 Jirří Kreibich, un giovane imprenditore di Praga, amareggiato dalla vittoria del Partito comunista alle elezioni ceche crea una piattaforma internet e la battezza Liberland. E’ il suo sogno: una nazione, ancorché virtuale, in cui il controllo dello stato è ridotto al minimo. Kreibich comincia a chiedersi se sia possibile trasformare in realtà quello che per ora è solo un paese immaginario su un server internet. Dopo una breve ricerca scopre con sorpresa che una piccola porzione di terra non rivendicata da nessuno stato si trova ad appena una giornata di guida da casa sua. Kreibich contatta il suo amico Vít Jedlicka, un quadro del Partito ceco dei Liberi Cittadini, e gli propone di fondare la nazione che ha solo immaginato.
Inizia così la storia (vera) di un’illusione. Durante un fine settimana, Jedlicka insieme ai suoi amici pianterà la bandiera del Liberland nella terra nullius lungo la frontiera danubiana tra Croazia e Serbia, residuo della confusione geopolitica nata dalle suddivisioni dei Balcani alla fine della Prima guerra mondiale e resa ancora più caotica dai molti conflitti etnici succedutisi nella ex Yugoslavia dopo la morte di Tito. La genesi e le sorti di questa “micronazione”, termine che indica i piccoli stati indipendenti ancora non riconosciuti da governi e organizzazioni internazionali, sono raccontate nel reportage firmato da Timothée Demeillers e Grégoire Osoha, due giornalisti con molti viaggi nei Balcani al loro attivo, origine di documentari e podcast. Conosciamo così la storia del capo di stato Vít Jedlicka, di Niklas Nikolajsen, di Yoshi e di molti altri volontari che dalla fondazione avvenuta nel 2015 a oggi stanno partecipando a questo rocambolesco esperimento politico. Una nazione “start-up”, con la dichiarazione di indipendenza scritta in un appartamento preso in affitto su AirBnb, con una criptovaluta come moneta e con una bandiera a fasce gialle e nere, i colori dell’anarcocapitalismo. Perché il Liberland non è certo una comune hippy, ma una comunità di giovani per lo più laureati in economia e finanza, con una grande passione per i bitcoin e per il libertarismo di destra. A oggi il Liberland ha concesso la cittadinanza a un migliaio di persone che ne hanno fatto richiesta, ma non è ancora riconosciuto da nessuno stato sovrano. Il suo territorio è presidiato dalla polizia croata, ma virtualmente la micronazione esiste ancora e continua a promuoversi attraverso il sito liberland.org. Per stessa ammissioni degli autori del reportage, Viaggio nel Liberland contiene alcune parti romanzate, con dettagli di colore aggiunti per rendere più piacevole la lettura, ma la vicenda narrata è reale. Mette a nudo le zone d’ombra del diritto internazionale e racconta un’utopia il cui esito è ancora tutto da definire.
Timothée Demeillers, Grégoire Osoha
Viaggio nel Liberland
Keller, 280 pp., 18,50 euro
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