Una Fogliata di libri

Rimpatrio

Federica Bassignana

La recensione del libro di Ève Guerra edito da Feltrinelli Gramma, 192 pp., 18  euro

La realtà ha tanti volti. Uno per ogni interpretazione a cui vogliamo credere per affrontarla o, forse, per proteggerci. Il confine è sottile. Ed è in quella zona grigia che si muove la protagonista del romanzo d’esordio di Ève Guerra, "Rimpatrio": Annabella vive a Lione una vita dove studia, è sempre in ritardo e si astrae dal mondo. Un giorno di luce e di primavera, riceve una chiamata che le annuncia la morte di suo padre in Camerun e la sua reazione è sussurrare “Ho ucciso mio padre” davanti all’altare della cattedrale di Saint-Jean, per poi confidarsi con una vicina di casa angosciata e a disagio: “E’ morto mio padre e credo di voler morire anch’io, è così strano, però”. A partire dalle vicende che coinvolgono lei e la sua famiglia per rimpatriare la sua salma in Francia, Annabella procede per flashback e racconti per addentrarsi nel cuore della sua infanzia, dei suoi ricordi, per riscoprire i numerosi volti di suo padre alla disperata ricerca di un senso. O forse, di verità. 

Nata da madre congolese e padre italofrancese in Congo, dove le foreste alte quanto il cielo sono casa e paese, all’età di sette anni viene abbandonata dalla madre e la doppia faccia del padre inizia a manifestarsi nella sua cruenta ambiguità: da una parte alcolizzato, violento, misogino, irascibile, e dall’altra, a tratti, inspiegabilmente amorevole e protettivo. Annabella cresce così con il padre, inizia a somigliargli, e a pensare che nessuno potrà amarla come lui e l’unica arma che ha per proteggersi da quella realtà è preferire “la finzione alla vita in sé”. La tendenza a mentire, a sé stessa e agli altri, la porta ad avere una memoria selettiva “che sceglie con cura i particolari da conservare e gli anni da dimenticare”. Il rimpatrio, che attraversa tutto il libro, non riguarda solo un corpo morto che deve tornare a casa, ma è un lento e faticoso viaggio dentro i ricordi e le ombre del passato. L’autrice traccia una storia personale che rivela con luminosa audacia il difficile e fragile percorso che porta a diventare sé stessi, nonostante il proprio vissuto e la propria storia famigliare con cui tutti, alla fine, dobbiamo fare i conti. Dov’è quindi la verità, quando quel magnifico strumento che è la memoria si inceppa, e mostra le sue zone di faglia? Soprattutto, come a racchiudere in sé il cuore del romanzo: “Chi era quel padre che adesso ho perduto e che tanto spesso ho sperato di vedere morto? Lo ignoro, o forse conosco troppo bene le sue tante facce”. 

    

Ève Guerra
Rimpatrio
Feltrinelli Gramma, 192 pp., 18  euro

Di più su questi argomenti: