Una Fogliata di libri
Rimpatrio
La recensione del libro di Ève Guerra edito da Feltrinelli Gramma, 192 pp., 18 euro
La realtà ha tanti volti. Uno per ogni interpretazione a cui vogliamo credere per affrontarla o, forse, per proteggerci. Il confine è sottile. Ed è in quella zona grigia che si muove la protagonista del romanzo d’esordio di Ève Guerra, "Rimpatrio": Annabella vive a Lione una vita dove studia, è sempre in ritardo e si astrae dal mondo. Un giorno di luce e di primavera, riceve una chiamata che le annuncia la morte di suo padre in Camerun e la sua reazione è sussurrare “Ho ucciso mio padre” davanti all’altare della cattedrale di Saint-Jean, per poi confidarsi con una vicina di casa angosciata e a disagio: “E’ morto mio padre e credo di voler morire anch’io, è così strano, però”. A partire dalle vicende che coinvolgono lei e la sua famiglia per rimpatriare la sua salma in Francia, Annabella procede per flashback e racconti per addentrarsi nel cuore della sua infanzia, dei suoi ricordi, per riscoprire i numerosi volti di suo padre alla disperata ricerca di un senso. O forse, di verità.
Nata da madre congolese e padre italofrancese in Congo, dove le foreste alte quanto il cielo sono casa e paese, all’età di sette anni viene abbandonata dalla madre e la doppia faccia del padre inizia a manifestarsi nella sua cruenta ambiguità: da una parte alcolizzato, violento, misogino, irascibile, e dall’altra, a tratti, inspiegabilmente amorevole e protettivo. Annabella cresce così con il padre, inizia a somigliargli, e a pensare che nessuno potrà amarla come lui e l’unica arma che ha per proteggersi da quella realtà è preferire “la finzione alla vita in sé”. La tendenza a mentire, a sé stessa e agli altri, la porta ad avere una memoria selettiva “che sceglie con cura i particolari da conservare e gli anni da dimenticare”. Il rimpatrio, che attraversa tutto il libro, non riguarda solo un corpo morto che deve tornare a casa, ma è un lento e faticoso viaggio dentro i ricordi e le ombre del passato. L’autrice traccia una storia personale che rivela con luminosa audacia il difficile e fragile percorso che porta a diventare sé stessi, nonostante il proprio vissuto e la propria storia famigliare con cui tutti, alla fine, dobbiamo fare i conti. Dov’è quindi la verità, quando quel magnifico strumento che è la memoria si inceppa, e mostra le sue zone di faglia? Soprattutto, come a racchiudere in sé il cuore del romanzo: “Chi era quel padre che adesso ho perduto e che tanto spesso ho sperato di vedere morto? Lo ignoro, o forse conosco troppo bene le sue tante facce”.
Ève Guerra
Rimpatrio
Feltrinelli Gramma, 192 pp., 18 euro
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