una fogliata di libri
Zvanì
La recensione del libro di Osvaldo Guerrieri edito da Gramma Feltrinelli, 192 pp., 18 euro
Negli ultimi anni la figura di Giovanni Pascoli è stata oggetto di riscoperta e dunque di una sostanziale rivalutazione critica. Con l’uscita di "Pascoli maledetto" (Il melangolo, 2020), Francesca Sensini dava una lettura totalmente nuova del poeta romagnolo inserendolo nel solco della grande tradizione modernista europea, che era stata modellata intorno all’apparizione di tre grandi poeti francesi – Verlaine, Rimbaud, Baudelaire – i quali sconvolsero totalmente i codici interpretativi della poesia settecentesca fino allora vigente.
Ricollocandolo all’interno di un presagio di sfortune e di un certo “maledettismo”, il libro di Osvaldo Guerrieri narra in maniera romanzata e con un approccio da cronaca giornalistica la morte di Giovanni Pascoli, avvenuta per una forma di cirrosi epatica dovuta al troppo consumo di alcol di cui il poeta era solito fare uso. Un poeta “maledetto” insomma, ma “maledetto” altresì nelle vicende della sua esistenza travagliata che in poesia cercò di mascherare prendendo direzioni totalmente opposte: quelle per esempio del candore prese a prestito da quella poetica del fanciullino che tutti conosciamo sin dai banchi di scuola. Stravolgendo in qualche modo l’immagine stereotipata che vede Pascoli come un poeta che abbia riversato la propria vita in poesia, Guerrieri non manca di dettagliare le turbe e i problemi legati alle condizioni economiche e di salute che hanno puntellato gli interi cinquantasei anni di vita del poeta romagnolo. Ne deriva un racconto biografico che non lascia nulla al caso, dove i retroscena e le citazioni di frammenti di poesie e di lettere arricchiscono la narrazione che si sposta su varie regioni e città d’Italia, quelle in cui Pascoli visse, studiò e insegnò: San Mauro, Castelvecchio, Urbino, Barga, Bologna, Matera, su tutte. Gli incontri, gli scontri, la partecipazione attiva alla vita politica (fu un fervente militante socialista) e a quella intellettuale dei primi anni venti del Novecento vengono inoltre messi in risalto all’interno del libro, sullo sfondo della temperie artistica della Belle Époque e delle vicende belliche che avrebbero sconvolto il mondo con lo scoppio della prima guerra mondiale.
In fondo Pascoli fu un poeta che sentì su di sé i problemi della gente e che provò a farsene carico sia con l’impegno politico sia con una poesia che ci esorta ancora a volgerci verso le cose importanti della vita: gli affetti, il nido, gli animali, il rapporto con la natura e la morte. Ed è tutto questo che, con la scrittura di questo pregevole libro, Osvaldo Guerrieri ha saputo dimostrare a pieno titolo.
Osvaldo Guerrieri
Zvanì
Gramma Feltrinelli, 192 pp., 18 euro
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De morte
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