una fogliata di libri

Caso per caso

Enrico Paventi

La recensione del libro di Enrica Asquer edito da Viella, 292 pp., 28 euro

Come è tristemente noto, nell’autunno del 1938 il regime fascista approvò le Leggi razziali: erano norme volte a colpire i cittadini italiani “di razza ebraica” privandoli in particolare dei diritti politici e d’espressione, patrimoniali e professionali. Quei cittadini sarebbero stati così costretti a lasciare il paese – rinunciando in buona misura alle loro proprietà –, o a condurvi un’esistenza sempre più stentata, in balìa di continui arbitri e soprusi che avrebbero spesso costituito l’anticamera della deportazione. 

La legislazione antisemita prevedeva però anche alcune piccole clausole d’eccezione, denominate “discriminazioni”: tali dispense erano state riservate a coloro che, pur essendo di origine israelita, sarebbero stati in grado di vantare – sulla base di una documentata istanza – particolari benemerenze, fossero queste derivanti da un eroico comportamento in guerra o da una precocissima, fervente militanza fascista. 

Chiedendosi anzitutto se la cittadinanza sia un diritto o un merito, la storica Enrica Asquer ha proceduto ad analizzare con lucidità, rigore e meticolosità un meccanismo che si è rivelato cruciale nell’ambito della persecuzione antiebraica voluta e posta in essere dal regime mussoliniano: quello della deroga alla normativa razziale. Gestito in modo centralizzato dal ministero dell’Interno, il procedimento in questione doveva essere seguito dalle domande individuali che, attraverso i prefetti, giungevano alla Direzione generale per la demografia e la razza (nota come “Demorazza”), venivano esaminate da quest’ultima e, caso per caso, accettate o respinte.

La studiosa ha pertanto preso in esame l’ampio patrimonio documentario costituito dai singoli fascicoli di “discriminazione” provenienti dalla città di Milano dall’ottobre del 1938 ed è in seguito giunta a elaborare una disamina del razzismo amministrativo fascista. Ne è risultata una storia sociale della cittadinanza fondata sulle azioni intraprese dagli individui che, colpiti dalle norme antisemite, rivendicavano il proprio status di membri pleno jure del Regno d’Italia.

In seguito, nell’autunno del 1943, l’ordine di polizia n° 5 avrebbe stabilito “per tutti gli ebrei, anche se discriminati”, l’internamento in appositi campi di concentramento e l’immediato sequestro, con successiva confisca integrale, dei loro beni. La persecuzione voluta dalla Repubblica sociale si sarebbe dunque abbattuta su tutti i cittadini di origine israelita senza distinzioni di sorta: le “discriminazioni”, insomma, non sarebbero state più tollerate.

 

Enrica Asquer
Caso per caso
Viella, 292 pp., 28 euro

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