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Una fogliata di libri

Ora so che, davvero, sono a casa. Lettera da un ritorno

Marina Corradi

Rientrati a Milano, le gocce di pioggia sul parabrezza sono quasi un benvenuto. Nelle narici l’odore inebriante della terra bagnata. Il cane lo riconosce e abbaia di gioia. Tre giri di chiave ed ecco l'ordinario caos

20 agosto, le dieci di sera. Come entro a Milano gocce di pioggia sul parabrezza. Quasi un benvenuto. Milano mi è più tollerabile, quando piove.

 
Evito l’uscita Corvetto, dove la città ti affronta a muso duro. Meglio Forlanini: diritta e sei già a Porta Vittoria, bolla di inizio Novecento.  

 

Siamo solo io e il mio cane che arriviamo da Livorno. Le luci del cruscotto brillanti nella notte, in giro nessuno. Milano mi riprende nella sua mano, mi ci stringe dentro. Tutto da ricominciare. Non mi sento capace. Domani, dormirò tutto il giorno.

 

Verso casa. Ma tutte le case della mia vita, quella in cui sono nata, quella dei vent’anni, quella in cui sono nati i bambini, in questa notte mi si affiancano e mi seguono, in un silenzioso corteo. 

 

Piove più forte. Nelle narici l’odore inebriante della terra bagnata. Il cane lo riconosce, felice. E’ quasi cieco e sordo, ma il naso è perfetto: abbaia di gioia. 
 

Nell’atrio vuoto l’occhio inevitabilmente mi cade su quel gradino di marmo appena assottigliato dai passi di oltre cento anni di inquilini, e anche dai miei: perché tutti passiamo.

 

Tre giri di chiave, la casa mi si spalanca davanti. Troppo grande, ora che i figli sono andati. L’ordinario caos: libri, e farmaci, e posta, e giochi dei nipoti. Dei ladri direbbero: andiamocene, di qui sono già passati dei colleghi. 

 

L’appello dei gatti. Il barbagico e il rosso corrono ad accogliermi. Leo, timido, si farà vivo presto. Zoe, la piccola selvatica, si affaccia. Manca la regina.

 
Zarina, nerissima, è un gatto borderline. Nella sua stanza ammette pochi eletti. A volte mi fa cadere ai piedi dalla libreria un volume, apparentemente a caso.  Ma ho imparato che è opportuno che lo legga.  E stasera dunque cerco dappertutto: ma non c’è la regina, non c’è. Infine torno nella “sua” stanza e alzo gli occhi alla finestra spalancata sul buio del cortile. Due occhi verdi splendenti mi guardano. Lei, la regina nera, nella notte non si vede. Ma in quel bagliore di smeraldo so che, davvero, sono a casa.

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