Una fogliata di libri

Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell'ippica


Roberto Carvelli

La recensione del libro di Gerald Murnane. Safarà, 270 pp., euro

Le corse dei cavalli e i loro nomi immaginari. Gerald Murnane, australiano autore del meraviglioso Le pianure e in odore di Nobel da qualche tempo, alla prova dell’autobiografia (Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell’ippica) risponde spiazzando tutti, anche i suoi cavalli come tradizione degli amanti dell’ippodromo. Gente che sembra in vita per eternare illusioni di sconfitta. Gerald – nel nome già un destino ippico – lo ammette quasi da subito “non sto scrivendo un libro di Storia, ma una raccolta di ricordi, fatta di impressioni e sogni a occhi aperti”.

D’altro canto, poi, la Storia – anche quella, sì – rischia d’essere il ricordo di un’impressione vista nella misura dei millenni e dei ricorsi. 
Prendersi troppo sul serio non fa per Murnane: nessun ritratto ispirante ma pareti spoglie e “una scrivania davanti a una parete invece che a una finestra”. Ma poi per un caso, nell’82 in un college eredita una bacheca ed ecco allora comparire due cartoline con ritratti di Brontë e Proust ma pure un memorial ippico del 1946 su cui, gli allibratori ci avrebbero potuto raccogliere le puntate, si dilunga. La via che sceglie per raccontare la sua letteratura e la vita in influenze passa per la religione dei cavalli.
 In fondo, vale un po’ quel che vale per l’amore per i libri letti e scritti, prima che rischino di diventare coccarde da mostrare: “Per gran parte della mia lunga vita, comunque, il mio godimento delle corse dei cavalli è stato un piacere solitario”. 
In tutto il libro, Murnane più che prenderci in giro ci rappresenta il carattere epico dei suoi libri dando dello stupido a chi crede che la letteratura sia un tessuto di cui discettare arabescando voluminosamente. Se poi cercate un’ulteriore prova scientifica del “me ne frego”, fa quello che tutti sognano di fare aborrendolo: rivela le identità ispirative di alcuni suoi personaggi. E via!

Chiudo – ci sorprende con un’educazione sentimentale ossuta ma icastica: “Nei sette anni che passarono tra la fine del college e il mio incontro con la giovane donna con cui poi sarei stato sposato per quarantatré anni ebbi solo tre fidanzate, e il tempo totale in cui mi accompagnai a loro ammonta a circa sei mesi. Negli altri sei anni e mezzo rimasi da solo”. Fa il paio con “sono passati tanti anni da quando ho smesso di guardare film. Già da giovane cominciavo a stancarmi delle loro trame complicate, dei dialoghi troppo intelligenti e degli sguardi profondi dei protagonisti”. Se cercavate una poetica: eccola qua. 
 

Gerald Murnane
Qualcosa per il dolore. Memorie dal mondo dell’ippica

Safarà, 270 pp., 19 euro

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