una fogliata di libri

“Mio amatissimo fratello”. Fuga da Milano (1943-1945)

Enrico Paventi

La recensione del libro di Willi Schwarz, Edizioni Casagrande, 155 pp., 22 euro.

Già autore di pregevoli biografie e opere nelle quali ha deliziosamente narrato varie storie familiari, Sandro Gerbi ha curato ora questo libro costituito in particolare dalle quattro lunghe lettere che – tra l’ottobre del 1943 e l’agosto del 1945 – il pediatra Willi Schwarz ha scritto al fratello Franco. Costui, emigrato negli Stati Uniti fin dal 1940, viene messo anzitutto al corrente di tante vicende relative ai propri congiunti. Le missive che gli vengono destinate rappresentano però anche un’interessantissima testimonianza in presa diretta di quei due terribili anni di guerra: periodo in cui l’Italia, teatro di un sanguinoso conflitto intestino, è divisa in due.


Il racconto che ne fa Schwarz è dettagliato e partecipe, come emerge dalle pagine dedicate, per esempio, al bombardamento subito dalla sua Milano nell’agosto del 1943: ne è eloquente dimostrazione l’angosciato elenco delle strade e delle piazze che “risultano quasi intieramente demolite.” Riguardo poi all’evolversi della situazione italiana, va sottolineato come egli riporti, in linea di massima, notizie e circostante tutt’altro che infondate e inattendibili. 


Willi Schwarz si rivela inoltre un attento osservatore della mentalità nazionale e del modo in cui essa, dopo venti anni di fascismo, abbia fatto registrare, a suo parere, una marcata involuzione: un’“èra” durante la quale i nostri difetti nazionali – dallo scarso senso civico al cosiddetto “menefreghismo” – non hanno fatto che accentuarsi.   


L’autore delle lettere non trascura nemmeno, ovviamente, di parlare delle sue vicissitudini: costretto a fuggire da Milano durante l’occupazione nazista a causa della propria origine ebraica, troverà temporaneo rifugio nel Seminario arcivescovile di Venegono Inferiore, nel varesotto, dove resterà tre mesi riuscendo anche a usufruire della grande biblioteca lì presente: settimane che saranno per lui un intenso periodo di raccoglimento e studio. Poi, attraverso strade tortuose e irte di insidie, raggiungerà il territorio svizzero e, in seguito, Ginevra. Nella città situata sul lago Lemano gli verrà affidata la direzione del reparto pediatrico dell’Ospedale della Croce Rossa: il che significò per lui un primo ritorno all’attività professionale.


Va rilevato, infine, come in una missiva del 1946 Willi Schwarz parli delle sue predilezioni culturali, tra cattolicesimo e antroposofia. Alla luce dell’acutezza e della lucidità delle argomentazioni, bene ha fatto il curatore ad averla inserita nel libro. 

  

“Mio amatissimo fratello”. Fuga da Milano (1943-1945)
Willi Schwarz
Edizioni Casagrande, 155 pp., 22 euro.

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