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Il guardiano
La recensione del libro di Peter Terrin, Iperborea, 266 pp., 17 euro
Harry e Michel sono due guardie armate. Vivono alla luce del neon, nel seminterrato di un grattacielo di lusso, sorvegliando ossessivamente il cancello di ingresso e assolvendo il loro compito quotidiano con gesti ripetitivi e monotoni. Possono spiare il mondo esterno solo attraverso una sottile fessura nel muro, che odora di metallo e cemento. Annusano l’aria, come i cani da guardia.
All’improvviso, gli abitanti del condominio fuggono dal palazzo – tutti tranne uno. Cosa sia successo, non è dato di sapere: una violenta sommossa, un virus, un’ecocatastrofe? I due hanno la sensazione che l’Organizzazione li abbia abbandonati al loro destino. O forse li sta mettendo alla prova?
Peter Terrin, autore olandese di varie opere teatrali, propone un romanzo apertamente ispirato al teatro dell’assurdo. Per l’atmosfera claustrofobica e l’attesa snervante, Il guardiano ricorda in particolare Il calapranzi, di Harold Pinter.
“Quando io e Harry ci parliamo è come se recitassimo in una piéce in teatro (…). Due sottomarini nelle profondità oceaniche che individuano la reciproca presenza usando l’ecoscandaglio”.
Ogni giorno, Michel conta e riconta nevroticamente le scatole delle pallottole in dotazione, e le pallottole in ciascuna scatola. Poi entrambi scaricano le pistole e ricontano le quindici cartucce a testa a disposizione. Poiché nessuno ha tirato un colpo, il totale della scorta di magazzino è sempre lo stesso, “più trenta”.
Dei due, Harry è il capo, esaltato e fanatico. Viceversa Michel, l’io narrante, è passivo e remissivo, succube del brusco collega. Harry è autoritario e impositivo, Michel ordinato e metodico, fissato su dettagli insignificanti e turbato dagli incubi. “Ho bisogno di tenere il mio ambiente ordinato, sgombro, in modo che i miei pensieri riescano a trovare un luogo sereno in cui distendersi e riposarsi”.
Ogni settimana, i due colleghi accolgono il furgone dei rifornimenti con le pistole spianate, appostati ai lati del cancello, in un crescendo assurdo e paranoico destinato a un epilogo inevitabilmente fuori controllo. “Succederà prima o poi che io e Harry saremo assediati da mute di disperati, mutilati in modo ripugnante, che porteranno il loro attacco lentamente e con pazienza disumana, grattando il cemento per mesi con cacciaviti e coltellini finché la scanalatura cederà e, unendo le loro forze, riusciranno a spostare quanto basta il cancello? Riusciremo a mantenerci sani di mente fino a quel momento, e a sparare solo quando avremo il nemico davanti?”.
Il guardiano
Peter Terrin
Iperborea, 266 pp., 17 euro
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