Una fogliata di libri

Treni Letterari

Edoardo Rialti

La recensione del libro di AA. VV. a cura di Giovanni Capecchi e Mario Pistelli (Lindau, 468 pp., 32 euro)

Tutto si era fatto percorribile, leoni e mostri scomparivano dagli angoli remoti delle mappe. A dichiararlo nel 1872 bastava un titolo come Il giro del mondo in ottanta giorni. Ciò comportava nuove esaltanti opportunità ma anche, in alcuni, un profondo senso di angoscia. Già Leopardi aveva additato il doloroso rattrappirsi dell’immaginazione e dei desideri in un mondo che smetteva di essere indefinito e invece si rivelava piccolo. Di tale svolta principale protagonista fu il treno, che avvolse i continenti nelle sue strade di ferro. Le distanze e i rapporti, con la natura, gli altri, sé stessi, si trasformavano, e l’arte immediatamente accusò ed espresse una simile nuova dimensione conoscitiva e comunicativa. Si pensi al valore fatale dei treni in Tolstoj da Anna Karenina alla Sonata fino alla sua stessa morte nei pressi della stazione di Astapovo. Da sempre, animali tecnologici e culturali, quanto creiamo cambia ciò che siamo.

 

Questa bella raccolta di interventi diversi è dedicata nello specifico ai treni nell’immaginario letterario italiano tra Ottocento e Novecento, quando acquistare un biglietto per Pescara poteva sembrare alle Materassi di Palazzeschi un’avventura esotica come recarsi nell’Africa misteriosa. La ricchezza e contraddittorietà della nuova esperienza collettiva, questa “provvisoria parata di sconosciuti”, fa sì che Carducci possa lodarla come emblema del satanico progresso positivista e al tempo stesso maledirla perché lo allontana dalla donna amata, e la tensione tra mondi diversi che si sfiorano e allontanano non trova forse immagine più chiara che in Davanti San Guido, dove il mondo mitico dell’infanzia e dei fantasmi sfila al di là del finestrino dietro il quale l’intellettuale affermato tende le braccia dell’anima. Sbuffi e fischi delle locomotive consentono a Pascoli di esplorare nuove allucinazioni uditive e riscuotono gli ingobbiti e tristi burocrati di Pirandello accordando per un instante il loro cuore a “questo stesso brivido, questo stesso palpito del tempo”. È una stagione narrativa tanto intensa quanto breve: “Se è vero che Lenin era tornato in Russia passando per la stazione Finlandia e che Mussolini arriva in treno a Roma al mattino del 29 ottobre 1922, è anche vero che il treno quantunque onnipresente, e forse in ragione di questo, sembra divenuto simbolicamente ormai obsoleto ai fini delle rivoluzioni” Non per l’orrore degli stermini però. È proprio su un treno che si svolgerà il primo capitolo di Se questo è un uomo di Levi. 

 

A cura di Giovanni Capecchi e Mario Pistelli
Treni Letterari
Lindau, 468 pp., 32 euro

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