Il culto cristiano dei primi secoli

Maurizio Schoepflin

Recensione del libro di Andrew Brian McGowan edito da Edb (400 pp., 42 euro)

Specialmente nell’ultimo mezzo secolo si sono intensificati gli studi riguardanti il cristianesimo primitivo, soprattutto perché si è ritenuto che fosse di grande importanza risalire alle origini degli usi e dei costumi dei credenti dei primi secoli, al fine di ricavare indicazioni utili per vivere la fede nel tempo presente con sempre maggiore purezza e coerenza. Si sono pertanto moltiplicate anche le ricerche tendenti a ricostruire le forme e i modi con i quali i seguaci di Gesù di Nazaret ritennero di rendergli onore e di seguirne fedelmente i comandi. Fra tali numerosi lavori, si colloca con notevole autorevolezza questo corposo volume di Andrew Brian McGowan, presbitero della chiesa anglicana australiana, il quale intende chiarire quali furono le pratiche comunitarie, cioè le preghiere e i riti, che caratterizzarono l’atteggiamento religioso degli antichi discepoli di Gesù fino agli inizi del V secolo. McGowan si sofferma soprattutto a studiare il banchetto eucaristico, la lettura e la predicazione, la musica e il canto, il battesimo, la lavanda dei piedi, gli orari, le forme e i testi della preghiera, le festività e i digiuni. Il quadro che scaturisce da queste ampie indagini si presenta assai variegato e testimonia quanto sia stato ricco e complesso l’itinerario che ha condotto i cristiani dei primi secoli a sistemare ed esprimere il loro credo religioso. “La storia del culto cristiano – afferma l’autore – è fatta sia di continuità sia di cambiamenti. Questo libro non si propone di mostrare che il cambiamento è irrilevante… tuttavia esso non dimostra neppure che il cambiamento è tanto radicale da equivalere a una discontinuità, come se la svolta costantiniana avesse imposto una prassi rituale a un gruppo prima caratterizzato soltanto da spontaneità e libertà di azione”. Dunque, conservazione e mutamento hanno convissuto sin dalle origini: si sono mantenuti inalterati elementi ritenuti basilari e irrinunciabili e, nel medesimo tempo, si è accettato che vi fosse uno sviluppo di questi stessi elementi. Certamente, in tutto ciò, come sostiene McGowan, è reperibile un filo conduttore che non è mai venuto meno: “Lo sforzo dei cristiani nel cercare, servire e lodare il Creatore di tutte le cose come si è rivelato in Gesù Cristo”. Alcune componenti del libro, apparentemente secondarie, meritano una segnalazione particolare. Innanzitutto l’appendice iconografica che, come il volume nella sua interezza, è stata curata dal sacerdote della diocesi bolognese Francesco Pieri, che insegna alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna e all’Istituto di liturgia pastorale di Padova. Sono meritevoli di una menzione speciale la bibliografia e l’indice: attraverso un attento esame di essi è possibile ricostruire in tutta la sua complessità il percorso che la comunità cristiana dei primi secoli seguì nel dare vita al proprio culto, un percorso che, come mostra bene McGowan, giunge sino a noi e appare ancora in grado di offrirci contenuti e significati di grande valore.

 

Il culto cristiano dei primi secoli
Andrew Brian McGowan
Edb, 400 pp., 42 euro

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