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Essere nell’eterno per vivere nel tempo

Sabina Moser
Lorenzo de’ Medici Press, 128 pp., 12 euro

27 Marzo 2019 alle 06:00

Essere nell’eterno per vivere nel tempo

Corrosa dalla tubercolosi e stremata dalle fatiche e dalle rinunce, Simone Weil, una delle menti più acute e uno dei cuori più sofferenti dell’Europa novecentesca, morì nel sanatorio di Ashford, in Inghilterra, il 24 agosto 1943, a soli trentaquattro anni. Aveva vissuto un’esistenza contrassegnata da vicende interiori ed esperienze pubbliche di rara intensità, non temendo mai di schierarsi dalla parte dei deboli e degli svantaggiati. Laureata in Filosofia, per qualche tempo volle fare l’operaia alla Renault; partecipò alla guerra civile spagnola dalla parte dei repubblicani, riportando una grave ferita a una gamba; chiese di prendere parte attiva alla resistenza antinazista, progettando azioni che il generale De Gaulle non esitò a considerare letteralmente folli. Drammaticamente sofferto fu il suo rapporto con la fede religiosa. Nata a Parigi in una famiglia ebrea, fu intensamente attratta dal messaggio cristiano, in particolare da quello neotestamentario, sperimentando momenti di vera e propria estasi mistica, senza però aderire mai ufficialmente alla chiesa cattolica (si è pressoché certi che un’infermiera dell’ospedale dove era ricoverata le somministrò il battesimo in articulo mortis). Studiosa insaziabile e appassionata, la Weil scrisse molto: lo fece anche poco prima di morire, nei quattro mesi che trascorse a Londra dal dicembre 1942 alla metà di aprile dell’anno seguente, quando dovette essere internata in sanatorio. Si tratta di testi che, nonostante la malattia che la stava uccidendo, manifestano un’eccezionale lucidità e, come scrive Sabina Moser in questo bel libro, una “straordinaria attualità”. Sono passati circa ottant’anni da quando Simone compose questi lavori e non v’è dubbio che il contesto sociale e culturale sia cambiato profondamente; tuttavia – e questa è la certezza che anima l’autrice del volume – ella ebbe una non comune capacità di comprendere le ragioni essenziali dello sradicamento dell’uomo contemporaneo, cosa che le permise di prevedere i più drammatici sviluppi della crisi del nostro tempo e anche di individuarne l’unico rimedio decisivo. Scrive a questo proposito la Moser: “Sono comunque persuasa della validità del pensiero essenziale di Simone: soltanto se si è radicati nell’eterno possiamo comprendere davvero ciò che sta nel tempo, e agire così per il bene”. Nei sette capitoli che compongono il volume, l’autrice analizza tutti i principali temi presenti negli scritti londinesi delle Weil: la forza come malattia della civiltà occidentale, lo sradicamento dell’uomo contemporaneo, l’idolatria come causa della menzogna, gli ostacoli alla vera civiltà, la paideia come terapia, il rapporto fra religione e civiltà e, infine, la spiritualità del lavoro. Simone ravvisò sempre nella filosofia greca, soprattutto in quella platonica, e nel Vangelo i due antidoti alla barbarie che stava travolgendo l’occidente. Negli “Scritti di Londra” questa convinzione viene ribadita e la Weil appare sicura che dopo la catastrofe si dovrà ripartire di lì.

 

ESSERE NELL'ETERNO PER VIVERE NEL TEMPO
Sabina Moser
Lorenzo de’ Medici Press, 128 pp., 12 euro

Maurizio Schoepflin

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