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In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del Ventunesimo secolo

Roland Schimmelpfennig, Fazi, 230 pp., 18 euro

20 Febbraio 2019 alle 06:00

In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del Ventunesimo secolo

Nevica senza interruzione. E’ un inverno lungo e molto freddo, si rischia di morire assiderati nei dintorni di Berlino. Tomasz, un ragazzo polacco che ha paura di molte cose e anche della solitudine, è fermo in autostrada per un incidente stradale. Quando alza gli occhi per guardare la bufera vede un lupo e gli scatta una foto prima che l’animale fugga via. Comincia così “In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del “Ventunesimo secolo”, il romanzo di esordio del drammaturgo tedesco Roland Schimmelpfennig, tradotto in italiano da Stefano Jorio.

 

La notizia di un lupo a 80 chilometri da Berlino si diffonde; in campagna non si parla d’altro: tutti hanno paura del lupo, tutti desiderano vederlo morto, catturato, narcotizzato. Le sue impronte vengono trovate ovunque: “Il lupo cacciava lepri e conigli, caprioli, ma la neve alta lo rendeva più lento. La caccia era difficile La fame lo sospinse vicino agli uomini. Mangiò la spazzatura che trovava sul bordo dell’autostrada, di notte, nelle piazzole di sosta”. L’animale invade le fantasie e gli incubi di tutti. I giornali titolano: “Il lupo perdutosi nel cuore dell’inverno”, oppure “Il lupo smarrito in viaggio verso Berlino”.

 

Intanto non smette di nevicare e un ragazzo e una ragazza un giorno scappano dalle loro case per andare verso Berlino. Per arrivare prima tagliano verso il bosco: “Avevano un gran freddo e sudavano, avevano fame e soprattutto sete. Mangiarono la neve. Sapevano che non avrebbero fatto molta strada, ma continuarono a camminare”. Intanto fumavano, le sigarette li aiutavano a non sentire le loro pance vuote. Alla caccia al lupo si affianca la ricerca dei ragazzi scomparsi, intanto, sempre nel bosco muore un cacciatore. L’inverno non vuole saperne di finire. Diventa impossibile dormire sonni tranquilli. A ottanta chilometri da Berlino tutti bevono, non soltanto per scaldarsi ma anche per consolazione e per desiderio di oblio. Il Muro è crollato, ma i fantasmi della Ddr sono rimasti intatti. Un uomo il padre del ragazzo fuggito via, una sera si è quasi ammazzato esagerando con la grappa, aveva camminato sopra i binari di un treno ed era stato rinchiuso in un reparto psichiatrico. Adesso non si ricorda più di niente, una vita e una tragedia trascorse invano.

 

Un medico prova a prendersi cura di lui. Tutto inutile, soprattutto in posti del genere, dimenticati da Dio. “Con quelli che bevevano non ci si sbagliava mai. Con quelli che bevevano si poteva solo posticipare, ma prima o poi si inabissavano di nuovo”. Il padre esce dalla clinica e va a cercare i ragazzi, passa sopra il cadavere del cacciatore, segue le tracce. Fuori dal bosco c’è una città in preda all’esaltazione. Il lupo berlinese fa il giro del mondo. I cittadini provano un sentimento di panico misto all’eccitazione. Qualcuno spera che l’inverno non finisca mai. “Appena arriva il sole di marzo, sarà tutto finito”. dice Charly a Jacky. “Quando la neve sparisce il lupo non lo trova più nessuno. Va via anche lui”. Attorno al lupo procedono le esistenze degli uomini e delle donne. E sono vite disorientate, sconvolte, non soltanto per l’animale. In generale, si respira poco amore e molta solitudine e inerzia. Quando il lupo scompare, il mondo continua e continua ad essere desolato. 

 

IN UN CHIARO, GELIDO MATTINO DI GENNAIO ALL'INIZIO DEL VENTUNESIMO SECOLO
Roland Schimmelpfennig
Fazi, 230 pp., 18 euro

Giorgia Mecca

E’ nata a Torino il 6 novembre 1989. La prima volta che ha visto la capitale, nel 2010, ha deciso  che quello sarebbe stato un buon posto in cui fermarsi. Ha studiato lettere alla Sapienza, prima antiche e poi moderne. Adesso vive tra Roma e Torino, rimpiangendole entrambe. Legge molti libri, alcuni li recensisce per il Foglio. Quando non è in treno, gioca a tennis e si diverte moltissimo.

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