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L'onore e il silenzio

Gianni Mattencini, Rizzoli, 274 pp., 18 euro

14 Novembre 2018 alle 08:33

L'onore e il silenzio

Italia anno 1924, il fascismo è al potere da un biennio. E’ tempo di elezioni, quelle che finiranno per aprire scenari del tutto inediti con conseguenze inarrestabili e ben note. Fermento e timori di una società impreparata a recepire cambiamenti epocali e ancora fortemente attaccata a provincialismi, vendette e torbidi giochi di potere. Non è mai casuale – e a maggior ragione non lo è in questo libro – lo sfondo storico e sociale per un autore come Gianni Mattencini, magistrato pugliese con una cifra stilistica precisa e palpitante   che nel suo terzo noir si impone con eleganza e decisione nel filone di quel milieu letterario degli “scrittori prestati alla magistratura” a molti dei quali,  evidentemente per caso, la Puglia ha dato i natali. L’elenco è abbastanza lungo ed è proprio dal collega Gianrico Carofiglio che arriva la prima critica che definisce  “scrittura di inattesa qualità” quella de L’onore e il silenzio.

   
Forse “inattesa” è eccessivo ma certamente l’autore dimostra in questa terza fase della sua produzione una maggiore attenzione ai dettagli – storicizzati nei fatti e negli avvenimenti – e  a un intreccio intenso e cerebrale.

  
La ferrovia di Borgodivalle è in costruzione e l’ingegner Alessandro Alessi  sovrintende i lavori, l’industrializzazione è in marcia, il progresso è in cammino. Alessi rappresenta quel tipo di società borghese figlia delle ossessioni di  un’epoca  e antesignana di una  modernità ancora in pectore. E’ un uomo interessante, colto, prestante, attento alla sua immagine, brillantina sui capelli e pochette nel taschino. Ha una moglie devota e perbene,  un padre ancora in forze e  molte, troppe, ammiratrici. Gli operai lo stimano e lo rispettano, Alessi è sempre puntuale,  sempre gentile, mai una parola fuori posto. Questo è il ritratto di un protagonista che  conosciamo da morto, immediatamente, nella prima scena. E’ il primo coup de théâtre di un autore che, malheuresement, è abituato alla cronaca nera dalla quale attinge senza filtri. Il corpo seviziato dell’ingegner Alessi viene trovato all’alba di un mattino nebbioso lungo i binari in costruzione della ferrovia. Il brigadiere Maisano viene inviato a risolvere il caso. Da qui scatta un’indagine frenetica che si incunea nelle psicologie dei personaggi. Interrogatori serrati che ispezionano la qualità dei sentimenti, il dolore rassegnato della moglie Giorgina e quello disperato del padre Adriano. Non si ferma al caso specifico, Gianni Mattencini, ma allarga il suo sguardo su quelle dinamiche quotidiane ormai compromesse e deboli.

   
La galleria dei personaggi si infittisce, le tante testimonianze si sovrappongono, la verità appare ormai sempre più sfumata. Anche il lettore è travolto dall’indagine, inchiodato nel tentativo di risolvere un caso in cui l’autore fornisce ogni elemento per ricostruire il puzzle. Ma – ça va sans dire – c’è sempre qualcosa che non torna.

  

L'ONORE E IL SILENZIO
Gianni Mattencini
Rizzoli, 274 pp., 18 euro

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