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Il potere del nazionalismo

L’amor di patria continua a muovere il mondo, scrive Foreign Policy 

“La forza più potente al mondo non è il nucleare, Internet, Dio o il mercato dei bond. E’ il nazionalismo”, scrive Stephen M. Walt su Foreign Policy. I più importanti fenomeni politici degli ultimi anni sono stati causati da rigurgiti nazionalisti: la Brexit, Trump, le ambizioni di Xi Jin Ping e l’ondata populista in Europa. “Gli uomini sono degli animali sociali – spiega Walt – appartengono a una comunità: può essere un villaggio, una tribù, una provincia e, al giorno d’oggi, una nazione. Questo non è per dire che non riusciamo a guardare oltre la nostra tribù e formare dei legami con gli altri; è solo per dire che siamo molto propensi a identificarci con chi reputiamo un nostro simile”. Una nazione solitamente è composta da persone che si concepiscono come una comunità unica, con un’identità particolare. Per usare la famosa frase di Benedict Anderson, le nazioni sono “comunità immaginarie”, che solitamente hanno alcuni tratti: una lingua comune, una storia e una cultura condivisa.

     

Il nazionalismo resta una forza potente e persistente anche tra chi è istruito. “Tifo per la squadra americana nella Coppa del mondo maschile e femminile perché i giocatori sono americani”, afferma Walt, che ammette di non saper resistere “al fascino dell’orgoglio nazionale”. La narrazione nazionalista legittima una doppia morale: siamo severi con gli altri ma indulgenti con noi stessi. Gli americani hanno condannato le azioni di Vladimir Putin in Russia, ma hanno dimenticato di avere fatto lo stesso in passato. Inoltre, il nazionalismo rende più difficile la risoluzione dei conflitti territoriali: la Serbia si è ripresa il Kossovo nel 1999 per ragioni legate all’identità nazionale, e ci sono decine di casi simili in giro per il mondo. Il nazionalismo edulcora la propria storia, e criminalizza quella degli altri paesi che vengono ritenuti colpevoli a prescindere. Poi, si tende a sopravvalutare i propri mezzi perché la maggior parte dei racconti nazionali contengono una pretesa di superiorità. E’ difficile separare il nazionalismo dall’orgoglio nazionale, penso che questo sia il motivo per cui i brexiteers più accaniti sperano di restaurare l’autonomia britannica e dare vita a una nuova era di prosperità per la Gran Bretagna. Il nazionalismo, certo, ha anche le sue virtù. Una sana unità politica è preferibile ai rancori che dividono molte democrazie oggi. In ogni caso, il nazionalismo non sarà cancellato e quindi bisogna prendere atto del suo valore e cercare di limitarne i difetti. Questo potrebbe scoraggiare gli stati potenti che pensano di ricreare il mondo a loro immagine e somiglianza. Viviamo in un mondo pieno di nazionalismi – conclude Stephen M. Walt – e prenderne atto è un buon punto di partenza per costruire una politica estera più realistica”.

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