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Che brutto anno di scandali per il tech

La spaventosa crisi dei social media raccontata da Politico Europe

28 Gennaio 2019 alle 10:09

Che brutto anno di scandali per il tech

Foto LaPresse

"Per quanto riguarda il tech, il 2018 è stato un anno di rottura”, ha scritto Mark Scott su Politico Europe. “Facebook ha saltellato da uno scandalo all’altro. Google è stato schiantato da un’altra multa da record dell’antitrust, per il suo software per cellulari Android. Gli ufficiali a Bruxelles e a Washington e altrove si sono scervellati per capire com’è che il tech è passato dall’essere una comparsa dell’operetta legislativa all’occupare il centro dell’arena politica mondiale. Per quelli che sperano che il nuovo anno consentirà di tirare un sospiro di sollievo da questa ‘techlash’, temo di avere cattive notizie: siamo solo all’inizio. Eccovi quattro profezie per il 2019, per aiutarvi a comprendere che cosa ci aspetta quest’anno. Primo: l’avvento del tech-nazionalismo. Sono finiti i giorni in cui il tech doveva salvare il mondo. Ora, i legislatori nazionali vogliono sapere come le aziende tech più grandi del mondo possono aiutarli in casa: pagando più tasse (la Francia ha introdotto una nuova imposta su Facebook e Google, in vigore dal 1° gennaio) o investendo di più in operazioni locali, che possono offrire più lavori high-tech oppure competenze digitali per le industrie tecnologiche nazionali.

 

Secondo: i data come asset tossico. E’ ormai un cliché dire che i data sono ‘il petrolio del Ventunesimo secolo’. Le autorità che si occupano di concorrenza stanno indagando se l’ammassarsi di grandi quantità di informazione nelle mani di poche aziende (Facebook, Google e, sempre di più, Amazon dominano il mondo online) possa costituire una forma di competizione sleale. Le prime multe stellari date in base al Regolamento generale sulla protezione dei dati (anche noto come Gdpr) verranno date nella seconda metà del 2019.

 

Terzo: la nascita di una coscienza collettiva sul lato oscuro del tech. L’anno scorso ho predetto che i legislatori e i consumatori sarebbero stati su fronti opposti per quanto riguarda l’attitudine verso il Big Tech: gli ufficiali sarebbero diventati sempre più scettici, gli elettori sarebbero rimasti generalmente tech-entusiasti. E’ stato vero per gran parte del 2018. Mentre ci inoltriamo nel nuovo anno, serie fratture iniziano a farsi notare nella fiducia che la gente ha in Silicon Valley, fratture che si aggraveranno a causa di una crescente pressione legislativa sul modo in cui queste aziende operano a livello globale.

 

Quarto: disinformazione sugli steroidi. Il prossimo maggio l’India e l’Unione europea si recano alle urne in due delle più grandi elezioni mondiali della storia. Il 2019 sarà la più seria prova fatta finora su come le aziende di social media e i governi del mondo fronteggiano la disinformazione digitale. Non sarà piacevole. L’influenza delle ‘fake news’ – si chiede infine Mark Scott – determinerà il risultato delle elezioni politiche del futuro, favorendo un fronte rispetto a un altro? Questo, purtroppo, è impossibile da prevedere.”

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