Giuliano da Empoli, saggista politico e romanziere italiano

UFFA!

Tornare in Russia leggendo “Il Mago del Cremlino”, e guardare il potere negli occhi

Giampiero Mughini

A metà tra il romanzo e il saggio, Giuliano da Empoli riesce a prendere per mano il lettore e condurlo nelle strade e fra i personaggi della Russia sovietica. E quando parla di Putin, è come se te lo mettesse davanti agli occhi

Sono stato due volte in Russia, una prima volta a San Pietroburgo in vacanza alcuni anni fa, e mi parve di essere del tutto in Europa. Una seconda volta dopo aver letto, e sia pure con molto ritardo, Il mago del Cremlino, il libro di Giuliano da Empoli, che sta a metà tra il romanzo e il saggio, e questa volta mi è parso di stare in un paese che non somiglia a nessun altro e mi sono venuti i brividi. Sì, Giuliano da Empoli ha condotto i suoi lettori per mano nelle strade e fra i personaggi della Russia sovietica, e del resto lui è un personaggio che ce l’ha nel sangue il vagare da un paese a un altro, da una cultura a un’altra, da un dilemma politico a un altro. Italiano (è nato nel 1973), vive a Parigi dove insegna politologia alla Sciences Po. E difatti Il mago del Cremlino lo aveva pubblicato dapprima in francese, nel 2022, sino a venderne centinaia di migliaia di copie e vincere alcuni importanti premi letterari. Non so se in Italia questo coltissimo libro ha avuto la stessa diffusione che in Francia, e comunque questa copia che ho in mano è cronologicamente la quarta edizione italiana. Lo dico perché in Italia conta molto il versante di pubblico cui un libro si rivolge, se a quello di sinistra o a quello di destra. Partizioni che per Giuliano da Empoli non hanno il benché minimo significato. Come per me, e del resto il lettore del Foglio conosce da tempo la mia ammirazione per la fisionomia intellettuale di quest’autore. Non molto tempo fa avevo elogiato su queste pagine il suo ultimissimo libro, L’ora dei predatori (Einaudi, 2025).


Sì, Il mago del Cremlino ti porta per mano nella Russia di oggi, e quando parla di Putin è come se te lo mettesse davanti agli occhi, come un uomo venuto a passi leggeri dall’apparato sovietico che all’inizio era sufficientemente discreto e che ha avuto come un sussulto di cambiamento dopo che Gorbacev e Boris Eltsin avevano smantellato la fisionomia impressa da Stalin a quell’immenso paese. Per dargliene lui quale altra nei tempi odierni? Difficilissimo dirlo, da quanto il primo Putin fosse difficilissimo da decifrare, da quanto il primo Putin non fosse ancora roso dall’ambizione che lo ha mandato in guerra contro l’Ucraina e domani chissà. Anzi, Eltsin – quello che gli ha fatto da padrino  politico in Urss – era convinto di star affidando la leadership sovietica a un uomo che avrebbe continuato la sua opera di modernizzazione e liberalizzazione del paese. Così com’era avvenuto per Stalin, l’uomo che si rivelerà diversissimo da come appariva ai suoi primi frequentatori, ai suoi compagni del partito bolscevico. Erano cresciuti insieme, come in una grande famiglia, scrive Giuliano da Empoli: “Il che non ha impedito a Stalin di sterminarli uno per uno”. Una carneficina che non ha l’eguali nella storia del Novecento. E che pure in così tanti in occidente avevano preso a modello della loro identità politica, ivi compresi molti comunisti italiani delle origini. Non Palmiro Togliatti.


Beninteso, Putin ha niente a che vedere con Stalin. Putin è un uomo, scrive il nostro autore, che non sa che cos’è l’affetto o comunque l’attaccamento a chi gli sta vicino. Lui è emerso dalla compagine sovietica senza far rumore, almeno sino alla guerra in Ucraina. A evitare cattivi incontri nella sua residenza secondaria ha fatto radere al suolo la foresta attorno alla dacia per un raggio di tre chilometri. La mattina si alza sul tardi, fa colazione con le uova fresche che gli ha inviato il patriarca Kirill dalla sua fattoria. E ancora, nelle parole di Giuliano da Empoli: “Poi va a esercitarsi in palestra, davanti allo schermo delle news. Se c’è qualcosa di urgente, è lì che legge le notizie riservate e impartisce le disposizioni del caso. Poi fa un chilometro a nuoto in piscina: “A bordo vasca i primi visitatori del giorno, ministri, consiglieri, capi di grandi aziende, convocati la notte precedente o il mattino stesso, attendono pazientemente che lo Zar esca dall’acqua”. Da un uomo così dipende la buona parte del nostro futuro imminente.