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Uffa!
A cosa è ridotto il dibattito italiano? Contenuti pochi, agitazione infinita
Dai disordini nel mondo, tra la Groenlandia, l’Iran, Ucraina e la Russia di Putin, Gaza e Israele, fino alla politica interna, come il referendum. Domande e risposte difficili dentro le innumerevoli ore di trasmissione messe in onda dalla tv italiana
Sono un italiano che non ha le idee chiare, ma proprio per nulla. E non dico sulle questioni di cui non so o so poco, ma proprio su tutto. Ivi comprese le questioni di cui qualcosa so. Prendiamo questa cogente questione dell’apprestare o meno il referendum, se vada o no votata la legge che separa i sentieri professionali dei magistrati d’accusa da quelli dei magistrati giudicanti. In prima battuta avevo pensato di votare senz’altro sì, ma poi ho appreso che i magistrati coinvolti in entrambe le funzioni sono poche decine. E a questo punto vale davvero che l’Italia si spacchi in due, tra coloro che quella legge la vogliono assolutamente – e dunque voteranno “sì” al referendum – e quelli che non ne vogliono nemmeno sentir parlare perché temono che a votare sì al referendum si finisca per mettere la magistratura sotto il piede della politica. Che farò, dannazione, il giorno del referendum: ci vado o non ci vado a votare?
Per non dire delle questioni di politica internazionale, lì dove non c’è angolo di strada i cui sintomi non siano quelli che portano alla Terza guerra mondiale. La Groenlandia, l’Iran, Ucraina e la Russia di Putin, Gaza e Israele, e ne sto sicuramente dimenticando molti. Non erano mai stati uccisi tanti civili quanti ne sono stati uccisi nelle ultime settimane dai pasdaran iraniani, e questo mentre ricordo alla perfezione gli articoli entusiasti di quei giornalisti di sinistra che, dopo la caduta politica dello Scià, preconizzavano un Iran felice, ma proprio felice. Mentre scrivo sono state fermate le impiccagioni dei manifestanti iraniani catturati. Resta che ne sono stati uccisi a decine di migliaia, e le abbiamo viste le foto di quei cadaveri ammassati gli uni sugli altri. Che fare noi europei, di concerto con gli Stati Uniti? Dare l’assalto all’Iran? E questo mentre stiamo mandando in Groenlandia dei soldati pronti a sbarrare il passo – eventualmente – ai soldati americani di cui saremmo alleati e che Trump ha reso ingordi della Groenlandia? E a proposito dell’Ucraina, ha ragione o ha torto chi predica che continuare a mandare armi a fiotti ai patrioti ucraini serva solo a prolungare il macello nel Donbas e altrove, e che invece si dovrebbe fare il possibile e anche l’impossibile per arrivare a una tregua e far tacere definitivamente le armi? A voi la risposta, io non ce l’ho.
Non che domande e risposte siano più facili se riguardano più elementari questioni di politica italiana. Che cosa sono oggi rispettivamente la destra e la sinistra in Italia? Che cosa fa e che cosa non dovrebbe fare la destra? Che cosa dovrebbe fare la sinistra per guadagnarsi la leadership in Italia? Stando alle innumerevoli ore di trasmissione che la tv italiana trasmette sull’argomento – senza dire dell’uso abnorme di due termini che oggi non hanno più alcuna valenza (fascismo e antifascismo) – tutto si riduce al fatto che entrambi, secondo i loro avversari, sono destinati a fare del male alla società italiana. Un disegnatore di destra ha attribuito sprezzantemente le fattezze di una Befana a Schlein, quegli altri appena possono accusano Giorgia Meloni di far combutta con CasaPound per ridare vita al fascismo. Uno scambio di cortesie, e va bene così. Gli uni dicono che da quando in Italia ha vinto elettoralmente la destra, i salari hanno perduto una quota del loro potere d’acquisto. I loro contrapponenti dicono esattamente il contrario. Da cui baruffe a più non posso sul piccolo schermo. Conosco bene Daniele Capezzone, che personalmente è un uomo gentile con cui è un piacere chiacchierare, ebbene in tv appare come uno che digrigna i denti appena si trova di fronte uno di sinistra. Sul fronte opposto, si legge in fronte a quelli di sinistra il disgusto totale appena hanno dirimpetto un seguace di Meloni. Da tutto questo ne impariamo qualcosa su com’è e su come funziona il nostro paese, quello che ha il più alto debito pubblico fra tutti i paesi sviluppati? Temo di no.