foto Ansa
TERRAZZO
Ettore Sottsass, genio senza posto fisso. La mostra a Pistoia
Viaggi, amori, progetti e California. La grande retrospettiva ospitata a Palazzo Buontalenti e curata da Enrico Morteo, dal 7 marzo al 26 luglio 2026
Io sono un architetto. Ettore Sottsass (lavori dal 1945 al 1975) è la mostra curata da Enrico Morteo appena inaugurata a Pistoia, a Palazzo Buontalenti. Visita fondamentale per i lettori di Terrazzo, è un rutilante e sorprendente susseguirsi di disegni, progetti, realizzazioni. Se non potete raggiungere Pistoia (fino al 26 luglio 2026), procuratevi il bel catalogo Electa, antinoioso come la materia che racconta: viaggi, esplorazioni concettuali, colori, materiali. Enrico Morteo ha scelto di mettere in luce l’immenso sostrato creativo precedente alla stagione del postmoderno, declinata negli anni Ottanta col Gruppo Memphis. “Sottsass ha anticipato i tempi”, dice Morteo, “stava più in alto e guardava più lontano degli altri. Voleva vedere cosa resta all’architettura e al design togliendo la commessa dell’industria, e così ha cambiato le regole del gioco: immettendo gioia e allegria ha dimostrato che il design non muore se manca l’industrial”. Isolando tappe fondamentali della vita di Sottsass (pronuncia: Sottsàss), bisogna partire dal matrimonio con Nanda Pivano, nel ’49. Sarà lei ad allargarne gli orizzonti introducendolo ai protagonisti internazionali della controcultura beat. Nel ’56, pur senza avere alcuna esperienza nel design, Sottsass viene ingaggiato come art director da Sergio Cammilli di Poltronova. Sarà un fallimento commerciale, ma l’azienda toscana entra nella storia del design. Nel ’57, l’incontro con Roberto Olivetti, che gli propone di disegnare la nuova divisione elettronica. “Dalla guerra sono tornato molto povero” scrive Sottsass, ma chiede a Olivetti di non essere assunto: “Non volevo morire stritolato nella macchina dell’azienda”. Ottiene però uno studio a Milano, con designer scelti da lui e pagati dagli Olivetti, viaggi studio in nota spese. A differenza dei colleghi milanesi, non si assume rischi d’impresa e per giunta gli è concesso di progettare anche cose non olivettiane. Ovviamente, verrà detestato per questo privilegio. Per Olivetti progetterà i calcolatori elettronici Elea 9002, alti fino al busto di una persona media: chi ci lavorava poteva vedere le teste dei colleghi, non disumanizzandosi. E penserà agli uffici come paesaggi, con dettagli sensazionali come i tasti delle macchine da scrivere pensati per le unghie lunghe delle dattilografe. Ci sarà poi l’ennesimo insuccesso commerciale con Valentine, la celebre macchina da scrivere portatile rossa.
Nel ’62, in California dove viene curato da una grave nefrite, con Nanda Pivano incontra quella che potremmo definire “tendenza Esalen”, dal nome del celebre istituto di controcultura umanistica di Big Sur (lo stesso dove si rifugia il Don Draper di Mad Men). La sua radicalità si accentua, ma non è rivoluzionaria, è alterità mistica e libertaria. Nel ’67 fonda con la moglie e Allen Ginsberg la rivista Pianeta fresco. In quegli anni disegna altari e sotto a uno di questi scrive: “Altare (molto privato): per meditare sulle personali memorie; con cassetti: per conservare foglie e petali di antiche primavere raccolti con la Nanda lungo le rive di fiumi d’amore”. Altro che Sal Da Vinci! Ci sarà poi un’ulteriore svolta concettuale, negli anni Settanta, e anche una sentimentale, con Barbara Radice. Come ha scritto Lea Vergine “Ettore Sottsass è un uomo che ha saputo vivere all’altezza dei suoi sogni”.