Pensionati alla fermata del metrò a Milano (foto Getty)
Terrazzo
Milano capitale dei Poco Ricchi, ma contro Sala arriva il neo paninaro
La città scopre di essere piena di milionari e si indigna, ma forse il problema non è la ricchezza: è la scala, i salari e una città troppo piccola per le sue ambizioni
Insomma dice che Milano non è più Milano. Niente più coeur in mane tutti gli stereotipi che vengono fuori “all’ombra del Duomo” ogni volta che escono dei dati. Questa volta, il dato perfetto. A Milano ci stanno i milionari! MM, milionari milanesi, secondo una classifica, ben 115 mila “paperoni”, altro termine molto usato, risiederebbero in città. Record mondiale. La colpa come si sa è tutta di Renzi e di Beppe Sala, i due che tutti amano odiare. Il primo ha tracciato il solco, con la flat tax per chi entra o rientra dall’estero (100 mila euro, poi da Meloni portata a 200 e infine a 300 mila) il secondo non ha difeso il solco con la spada, o almeno un taser, lasciando una città solo per ricchi, una città insicura, in preda a maranza in versione baby e no (da cui anche la richiesta di “discontinuità” della sinistra).
Ora, non potendo essere sospettati (uso un tragico plurale maiestatis da vecchio quotidiano di carta) di milano-affettività, avendo attaccato il “Modello”, qualunque cosa fosse, in tempi non sospetti, quando questo tirava, quando i grattacieli garrivano al vento delle polveri sottili e “Milano never stops”, adesso che tutti amano odiarla, mi permetto sommessamente di segnalare alcuni fatti. Il primo è che Milano, leggendo la tabella incriminata, di una tale società Henley&Partners, è una città per ricchi, sì, ma per poco ricchi, per dirla alla Zalone. Se guardiamo il tabellone infamante, la città ospita tanta gente che ha “solo” un milione. Ora, non dico che avere un milione sia come non avere nulla, a Benevento per esempio è tantissimo, però nel solito costume italiano di negazione e di vivere lordo e pensare netto, un milione oggi in un’area urbana non è la banconota gigante che faceva sognare il signor Bonaventura. Può aver la forma di 100 mq, o un bel conto azioni e titoli che poi diviso tra qualche figlio diventa un bilocale in periferia. Provate ad andare da una primaria agenzia immobiliare a Milano, dicendo: sono ricco! Ho un milione! Vi passano subito al nuovo assunto che tratta i poveracci. Comunque: di questi nemici del popolo, di questi 115 mila milionari, bisogna prendere atto. Sono tra noi! Uno ogni 12 abitanti! I non milionari rabbrividiscono! Vedi, te l’avevo detto, la nuova coppia del terzo piano! Han proprio la faccia, dei milionari.
Una volta si sarebbe detto: che bene! Ti tirano su il cachet del palazzo! Adesso no, questi MM (Milionari Milanesi) scatenano l’odio sociale, sono l’altra faccia dei maranza (vedo già Mario Giordano che dopo la caccia all’occupante abusivo, farà la caccia al milionario). Però, se vogliamo seguire la tabella, vediamo che Milano sì guida la classifica dei milionarifici, ma in realtà mancano quasi del tutto i miliardari. La tabella, che secondo molti è pure farlocca, può essere comunque usata come caso di studio. Prendendo per buoni quei dati, già sui “centimilionari” cioè chi possiede oltre 100 milioni, Milano comincia a vacillare. Ce ne sono solo 182, contro gli 818 di New York, i 756 di San Francisco, i 208 di Houston, Texas. E se passiamo ai miliardari, qui facciamo proprio una figuraccia. Solo 17! New York ne ha 66, San Francisco 82, 33 Londra. Comunque, almeno questi 17, non sarà tanto difficile capire chi siano. Non si insinuano certo nelle nostre palazzine. Uno è sicuro Leo Dell’Orco, l’ex compagno di Armani che in una pregiata intervista del Corriere qualche giorno fa annunciava che il suo passatempo preferito è rinchiudersi a lustrare i suoi orologi da collezione “in una stanza blindata” del suo palazzo. Sceneggiatori, al lavoro!
Questi miliardari, comunque, non li incontrate. Tranquilli. E’ pieno invece di poveri milionari, e forse anche su questo Milano si conferma un po’ vorrei ma non posso… Si capiscono anche tanti servizi, da poco ricchi. I ristoranti-sòla che ti dicono “conosce già il nostro concept? Qui puntiamo sulle porzioni da sharare”, cioè mangi in uno ma paghi due. Tutto così da milionario!, direbbe un miliardario. La differenza non è poca: in “Succession” quando il nipote pennellone era felice perché comunque andassero le cose avrebbe ereditato 5 milioni i parenti lo irridono. Sei pazzo! 5 milioni è un incubo! Non puoi andare in pensione ma neanche hai più voglia di lavorare! Con cinque milioni sei il ricco più povero d’America!
Comunque: i poveri 115 mila poco ricchi forse staranno anche stretti, tutti pigiati uno sopra l’altro. Perché Milano è piccola. Come se a New York tutti stessero sull’Upper East Side (ma lì a esser milionario manco ti fanno entrare). Ecco dunque il sogno della “grande Milano”, da anni vagheggiato da architetti come Stefano Boeri, mai realizzato da nessun governo e ormai leggendario come il buco al passo del Turchino per sconfiggere lo smog. Eppure non sarebbe così difficile: collegare la capitalina del nord a quella cintura decorosissima di città piccole e medie intorno che potrebbe benissimo diventare Williamsburg e Islington eOakland. Una rete di treni che non scioperano tutti i weekend e non vengono cancellati ogni due per tre (ogni volta che un lombardo fa lo spaccone al sud gli rinfaccio le incredibili TreNord, che sembrano l’Inghilterra pre-Thatcher). Brescia, Pavia, Voghera, Como e tante altre sono città graziose dove i prezzi delle case sono un terzo o un quarto di Milano, si mangia bene, ci sono bei musei e negozi, non sono orrendi sobborghi col male di vivere, e se ci fossero collegamenti decenti potrebbero benissimo alloggiare creativi, giovani, gente normale non milionaria (che già ci viene, ma in macchina, perché i treni, quando non scioperano o vengono cancellati, chiudono alle dieci di sera).
Intanto la bidella di Caivano, quella che faceva un commuting estremo Roma-Napoli ogni giorno, è stata arrestata. In questo Milano è molto Napoli (sento già gli svenimenti): “Qua lo stato non arriva!”, dovrebbero dire. Perché il problema sono gli stipendi (nazionali), inflazione al 25 per cento in cinque anni (nazionale, sul cibo, dati Istat), e poi sicurezza, case popolari e trasporti (competenza regionale e nazionale). Il povero Beppe Sala, sempre accusato di non essere abbastanza di sinistra, in questo ha superato l’esame a pieni voti, prendendosi tutte le colpe che non ha. Si prepara in panchina per il centrodestra il fondatore anzi scusate founder di Panino Giusto, quello che ci ha convinti a spendere 20 euro per una michetta (no, non è un meme. E' un romano inurbato a Milano, dove gestisce anche la "Milano Padel". Vabbè).
Intanto Milano, per come è oggi, è grande quanto Manhattan o il centro di Londra, o anche Posillipo: chi mai sano di mente penserebbe di volerci abitare, da povero, cioè neanche milionario? Poi certo ci sono esempi virtuosi tipo Vienna, che storicamente tiene bassi i prezzi in nome della “diversity”, ma è quasi un’attrazione turistica (infatti fu il tema del padiglione austriaco alla Biennale di Venezia). Oppure certo si può voler vivere a Milano-Milano da poveri, facendone però un format e business model: uno dei pochi fiorenti tra noi creativi fascia alta dei morti di fame, parlar male di Milano.
Una cosa che non si capisce davvero è lo sdegno maliconico per l’“anima della città cambiata”, insomma Milano oggi torvo covo di capitalisti, mentre allora… ma allora quando? Basta leggere e andare al cinema, tra il “Gira la fresca” dei primi Aldo Giovanni e Giacomo, al “Povero ricco” di Pozzetto, al solito leggendario “Vedovo” di Dino Risi: i soldi a Milano sono sempre stati importanti. I soldi e il lavoro e il vendere e il comprare. Se uno li ha o non li ha lo scopri in trenta secondi. A Roma, puoi non scoprirlo mai. Ci sono anche milionari insospettabili. E pure qualche miliardario. Non diciassette, ma qualcuno sì.