La Regina Elisabetta nel 2002 (Ansa)

terrazzo 

Elisabetta II che da settanta anni inaugura edifici

Giulio Silvano

La Regina ha inaugurato decine e decine di opere architettoniche da quando è stata incoronata nel 1952. Ma mentre l’architettura cambia, la monarchia resta sempre fedele a se stessa

Era uscito qualche anno fa un libro molto divertente, nato da Tumbler, che si chiamava Kim Jong-Un looking at things, dove il leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea guardava cose con sorpresa e interesse: biscotti, uno scivolo, materiale da giardinaggio, eccetera eccetera. Una cosa simile si potrebbe fare con Elisabetta II che inaugura edifici – non che si vogliano tracciare paralleli tra i due sistemi di governo, sia mai. Festeggiatissimo il suo giubileo di platino, che ha oscurato sui social la festa della Repubblica (Monarchia 1- Repubblica 0), e che celebra settant’anni di regno durante i quali, in quanto capo di stato, la Regina ha inaugurato decine e decine di opere architettoniche da quando è stata incoronata nel 1952. Non solo nel Regno Unito, ma in tutto il Commonwealth.

 

Nel ’63 Elisabetta, ad esempio, tagliò il nastro della Bankside Power Station, sul bordo del Tamigi, per poi re-inaugurare lo stesso edificio quando venne trasformato nel 2000, da Herzog & de Meuron, nella Tate Modern. Dall’energia all’arte, che rebranding! Nel ’73 poi ci fu la cerimonia per la Sidney Opera House, inconfondibile landmark su disegno di Utzon, e negli anni 80 fu il turno del Barbican Center, apoteosi del brutalismo nel centro di Londra, poi negli anni 90 l’aeroporto hi-tech di Stansted e i controversi edifici della British Library, e nel 2000 il Great Court del British Museum; questo per citare giusto qualche classico. A vedere le foto di queste cerimonie, notiamo come lo stile degli abiti di Elizabeth contrasti, con poche eccezioni, con quello degli edifici. Che sia postmodernismo o acciaio&vetro, che sia Frank Gehry o Renzo Piano, i vestiti della Regina non sono mai adattati allo stile architettonico. L’infinito guardaroba da power dressing, piuttosto fedele alla tradizione aristocratica di campagna – cappellini, tripla fila di perle, collezione di spille preziose, borsette nere Launer e una fantasiosa scelta cromatica – la fa sembrare out of time, un dr. Who che viaggia attraverso le dimensioni per inaugurare palazzi che rispecchiano lo Zeitgeist della galassia in cui è capitata.

 

I vestiti della monarca, come un personaggio dei cartoni animati, restano fermi nel tempo, così come gli interni dei palazzi di famiglia, delle posate usate per tagliare torte, una capsula del tempo che si adatta bene a questa forma di governo. Mentre l’architettura cambia, cresce, invecchia la monarchia – con i suoi costumi – resta sempre fedele a se stessa. “L’architettura è l’adattarsi delle forme a forze contrarie”, diceva Ruskin.
 

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