Un'Italia green come Porta Nuova

Michele Masneri

Manfredi Catella spiega come rigenerare il paese. "Occhio però a dire che andremo tutti a vivere in campagna"

Manfredi Catella è “re del mattone” di Milano, ha creato Porta Nuova, ha appena vinto il Leadership Award dell’US Green Building Council, e sta facendo certificare l’intero quartiere come “green”. Ma adesso vuol fare dell’Italia intera una grande Porta Nuova: non pare facile. “Il discorso non è grattacielo sì o grattacielo no”, dice Catella al Foglio. “Occhio a dire che andremo tutti a vivere in campagna, o che il lavoro a distanza è bello a prescindere. La maggior parte della popolazione non può permettersi abitazioni che concilino convivenza e spazi di lavoro adeguati. Chi li dà i soldi per comprarsi una casa sopra i 60 metri quadri regolamentari, come vorrebbe Fuksas per legge?”, dice Catella. Se vogliamo affrontare in modo responsabile il tema dello sviluppo del territorio, dice l’imprenditore, bisogna piuttosto agire con tre mosse: 1) potenziare le reti di città, “quelle nel raggio di 100 chilometri una dall’altra, che è la distanza giusta perché l’alta velocità sia efficiente, visto che per accelerare o frenare ha bisogno di 50 km”. Con queste reti possiamo limitare il consumo di suolo (se hai connessioni veloci potrai abitare a Torino, dove le case costano la metà, per esempio, e lavorare a Milano, senza costruire ulteriormente; “Incentiviamo la connessione e il riuso di quello che esiste); Poi, 2), “per i territori fuori dall’alta velocità ci sono esempi all’estero come Marbella o Maiorca dove grazie a un’infrastruttura aeroportuale locale molto efficiente si riattiva un territorio connettendolo a flussi di turismo e di demografia anche internazionale”. Terzo, potenziare la mobilità integrata anche attraverso l’infrastruttura di ricarica elettrica per le automobili e lo sviluppo della rete digitale (bello vivere nei borghi, sembra dire Catella, ma se non hai la banda larga e se non puoi ricaricare l’auto elettrica mi crolla l’appeal). Sviluppando questi tre punti allora “anche il tema dei borghi introdotto da Stefano Boeri può certamente avere un senso”.

 

Ma il piano? “Oggi l’Italia ha un’opportunità straordinaria di assumere un ruolo di leadership in Europa e nell’area del Mediterraneo promuovendo un green deal centrato su un rilancio ambientale che passi da un piano di interventi di rigenerazione infrastrutturali e del patrimonio edilizio che, se adeguatamente incentivati, attiverebbe tutta la filiera industriale e produttiva generando innovazione, occupazione e riduzione del debito”, dice Catella. Tradotto, “il patrimonio immobiliare italiano, sia privato che pubblico, sia residenziale che commerciale, è obsoleto, in particolare rispetto a parametri di sostenibilità ambientale e digitalizzazione”. E le costruzioni contribuiscono alle emissioni di CO2 per oltre il 40 per cento. Dunque, da una parte “servono forti incentivi mirati a modificare caldaie, riscaldamenti, isolamento e facciate per quanto riguarda i privati”. E poi, soprattutto, un piano sul versante del pubblico. “La Pubblica amministrazione è proprietaria di 1 milione di immobili, 420 milioni di metri quadrati per un valore di circa 400 miliardi di euro. Come le aziende private che si riorganizzano cercando maggior efficienza e risparmi, così la Pa dovrebbe sviluppare un piano di riorganizzazione integrale che consentirebbe risparmi di superfici e di consumi rilevanti con un processo di riconversione ambientale”. “Quando Unicredit si è spostata nel campus di Porta Nuova ha raggiunto un risparmio complessivo di oltre il 20 per cento rispetto alla precedente organizzazione territoriale”, dice Catella. Così tutti dovrebbero risparmiare metri quadrati e consumi.

 

“Il Politecnico di Milano stima che se la Pa rigenerasse il patrimonio risparmierebbe 1-2 miliardi l’anno (solo di consumi). Si avrebbero anche ricadute sul debito pubblico perché”, dice l’imprenditore, “la Pa a quel punto potrebbe prevedere la costituzione di uno o più veicoli di investimento in cui sviluppare il programma di rigenerazione con possibile collocamento al pubblico risparmio come strumento alternativo di investimento anche in sostituzione di titoli di stato che potrebbero quindi consentire una compensazione a livello di bilancio statale consolidato”.

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