cerca

Sulla Tav della California

Il governatore Newsom dice no alla tratta ultraveloce per Los Angeles perché costa troppo. Lo stato americano rimarrà spaccato in due

17 Febbraio 2019 alle 06:20

Sulla Tav della California

Non si è preso un sabbatico in Sudamerica in versione saccopelista, né si lamenta dei mancati applausi in tv; insomma il neo eletto governatore della California Gavin Newsom non è il nuovo Dibba del Golden State, eppure sull’alta velocità le posizioni sono simili. Appena insediato, nei giorni scorsi, Newsom ha subito sconfessato la “legacy” del predecessore e padre della patria californiano, Jerry Brown, che ha lasciato come eredità morale e infrastrutturale un progetto per un treno ad alta velocità tra alta e bassa California, tra San Francisco e Los Angeles, per ovviare agli inconvenienti che mettono in croce i pendolari su un tragitto tipo Milano-Roma (ma con pil diversi, diciamo). Il progetto della tav californiana era nato in realtà sotto il governo di Arnold Schwarzenegger, ed era poi stato appoggiato da Brown, per ovviare al mostruoso intasamento della tratta aerea (con aeroporti fatiscenti) e delle autostrade decotte.

 

Nonostante micidiali aumenti di costi (da 32 era passato a 77 miliardi di dollari di preventivo), la data di consegna era fissata al 2033, e la prima tranche iniziata nel 2015. Ma due giorni fa Newsom ha detto che “siamo di fronte a decisioni che cambieranno la vita di molti per molti anni”, e ha insomma annunciato che “non se ne parla proprio”. “Costa troppo e i lavori durano troppo”, ha detto Newsom, che ha promesso di potenziare invece la sconosciuta tratta ferroviaria Merced-Bakersfield, nella Central Valley (siamo insomma di nuovo nel mondo grillino, investiamo sui regionali, altro che tav). Insomma la California rimarrà spaccata in due; si attendono commissioni costi-benefici, e stranamente nessuno ha però mai pensato come alternativa possibile all’Hyperloop, il treno antigravitazionale di Elon Musk, che per qualche ora si vagheggiava in Italia. Lì avrebbe anche il vantaggio di essere a chilometri zero: ma sono tutti abbastanza abituati a considerarlo una trovata pubblicitaria di Musk priva di qualunque possibilità concreta di realizzazione.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    17 Febbraio 2019 - 22:10

    Gli Stati Uniti sono un paese con una densità assai bassa. In tali condizioni il treno non è il mezzo di trasporto preferibile, perché non è una valida alternativa al volo e manca persino la trazione elettrica (che sarebbe troppo costosa). La situazione in Europa è completamente diversa e il trasporto (soprattutto delle merci) tramite rotaia è preferibile a quello su gomma da ogni punto di vista (salvo quello del gettito dellle accise, le quali tuttavia dipendono da decisioni politiche discrezionali e non andrebbero prese in considerazione).

    Report

    Rispondi

Servizi