Non basta dire Sì Tav

Redazione

Perché anche l’ammuina ha un costo che dipende anche da Salvini

Si può vedere in due modi la decisione di rinviare a marzo i bandi di gara per la selezione di imprese che costruiranno la Tav. La si può vedere come il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ossia che anche i francesi hanno preferito aspettare perché sono guardinghi. Ma non sarebbe corretto, i francesi hanno semplicemente taciuto nella speranza che il tunnel Torino-Lione alla fine si faccia e che il governo italiano eliminerà posizioni ideologiche sostenute dal M5s e non dalla Lega. Oppure la si potrebbe vedere come la prova che l’analisi costi-benefici preparata dai tecnici di Toninelli non è sufficiente a mettere la pietra tombale sul progetto di collegare l’Italia con una ferrovia per merci e passeggeri di rango europeo entro il 2030. Probabilmente è questa la visione più vicina alla realtà rispetto alle visioni toninelliane. Il consorzio Telt (la società italo-francese che dirige i lavori della Torino-Lione) al quale partecipano le Ferrovie dello stato e lo stato francese ha infatti deciso lunedì di non fare partire i bandi, prendendo tempo. Tuttavia l’ammuina può avere un costo non banale. Ci sarebbe un taglio dei fondi comunitari di almeno 300 milioni di euro sugli 813 già stanziati dalla Commissione europea per il progetto. Un taglio che il solo Piemonte pagherebbe con 130 milioni di fondi europei in meno, non poco per una regione che vede 460 imprese della provincia di Torino e della Val di Susa impegnate sui cantieri Tav. Aspettare costa. E non che questo serva a smuovere nemmeno la Lega di Matteo Salvini che, al di là delle visite al cantiere di Chiomonte, non sembra intenzionato a sollecitare gli alleati di governo. Anzi, in una mozione di maggioranza firmata dai due capigruppo, D’Uva e Molinari, il Carroccio ieri è arrivato perfino a riabilitare quella analisi costi-benefici che pure, nei giorni scorsi, Salvini aveva tanto sbeffeggiato. Se la Lega non adotterà azioni risolute, mettendo in minoranza l’inconcludenza decrescitista grillina, il costo maggiore di questa pantomima, via decurtazioni di finanziamenti comunitari, sarà imputabile anche al partito sedicente Sì Tav di capitan Salvini.

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