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Trent'anni di Miata, la spider "del popolo"

Era il 1989 quando nacque la Mazda Mx5: 1 milione di esemplari

10 Febbraio 2019 alle 06:00

Trent'anni di Miata, la spider "del popolo"

Mazda Mx5 prima serie, 1989 (Foto Wikipedia Commons)

Era l’aprile 1989 quando dalla fabbrica Ujina Plant No. 1 di Hiroshima uscì il primo esemplare di Mazda Mx5, alias Miata alias (negli Stati Uniti) Eunos. È diventata la spider più venduta del mondo, è tutt’ora in produzione nella sua quarta versione e ha generato vasta fan base: celebrata in film (Little miss sunshine), ebbe una gestazione giornalistica-letteraria. A volerla fu lo studente californiano Bob Hall, appassionato di auto e di Giappone. Scrisse una lettera al magazine “Motor Trend” sostenendo di essere il più grande esperto di auto nipponiche al mondo. Venne assunto, a vent’anni, e una volta inviato in Giappone incontrò Kenichi Yamamoto, capo del reparto ricerca e sviluppo della Mazda. Gli disse che il mondo non poteva assolutamente fare a meno di una spider perfetta. E che erano loro a doverla fabbricare. I giapponesi si convinsero e Hall partecipò al progetto della prima versione, che venne disegnata in California mettendo insieme il Laureato, quattro sospensioni indipendenti, un po’ di Triumph e un po’ di MG.

 

Nacque una spider per il popolo rivoluzionaria per un’epoca di cabrio da cumenda: due posti secchi, motore avanti, trazione dietro, baricentro bassissimo (gli inglesi poi si affrettarono a reagire all’oltraggio con una serie di MG abbastanza imbarazzanti). Leggendaria affidabilità e consumi da Panda. Nelle tre successive versioni vennero poi aboliti i fari a scomparsa, che si azionavano con apposita levetta. Peccato, i bambini si fermavano sempre a guardarli, era un’auto da fumetti, da Paperino. Chi ce l’ha ancora se la tiene stretta: ma vi accorgerete che la gioventù è passata quando non sarete più in grado di uscirne, senza qualcuno che vi dia una mano a tirarvi su.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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