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Perché Saverio è a Sanremo

Festini poco bilaterali. Le notti insonni di Elettra Lamborghini a Sanremo

Saverio Raimondo

Abbiamo indagato: nessuna traccia di divertimento al Festival. L’età media è generalmente bassa, così come l’ormone. Forse la cantante ha l’acufene

Da una parte c’è mezza Italia che dice che quest’anno il Festival di Sanremo è noioso (l’altra metà lo pensava già e quindi manco l’ha visto); dall’altra c’è Elettra Lamborghini, cantante in gara, che sui suoi social e sul palco dell’Ariston si lamenta di non riuscire a dormire la notte a causa del rumore fatto dai “festini bilaterali” (cit.) che si terrebbero a suo dire nei pressi del suo albergo. Dunque c’è qualcuno qui a Sanremo che si sta divertendo? Ci sono veramente dei festini? E se sì, perché non mi hanno invitato? Mosso dallo spirito del grande giornalismo d’inchiesta ma soprattutto munito di preservativi, lubrificante e gatto a nove code, mi aggiro nella notte sanremese per verificare sul campo quanto affermato nei Lamborghini Files. A Sanremo come nel resto d’Italia, nei locali (bar, ristoranti, ritrovi) vige in questi giorni il rito dei “watch party”: visioni collettive del Festival come nemmeno negli anni 50 con “Lascia o raddoppia?”. In queste serate per lo più si cazzeggia e rumoreggia, il Festival è un sottofondo su cui la bassa soglia dell’attenzione si sofferma il tempo di un ritornello. L’età media è generalmente bassa, così come l’ormone: nessuno approccia nessuno, non c’è gioco di sguardi se non con il proprio smartphone, le labbra e le bocche sono impegnate solo a svapare, gli unici impulsi vitali sono il bere e il mangiare o al massimo andare a fare pipì. 

Vado alla festa di Rolling Stone: stessa bella location dell’anno scorso (il Teatro Centrale), ma per il resto che delusione! Quest’anno niente ballerine in stile Crazy Horse, niente video wall animati, in consolle persino okgiorgio (in genere un bravissimo dj) non sembra lui senza la sua selezione di Italodisco. Dentro si fa la fila per un gin tonic, così lenta che pare la lista d’attesa per una tac; e devi comunque considerarti fortunato, perché fuori ci sono centinaia di persone che pur essendo in lista non entrano a causa dell’overbooking. Persino alcuni vip vengono respinti, e chi riesce a entrare senza finire schiacciato dalla calca viene comunque rimbalzato al guardaroba perché è stata superata la capienza dei cappotti. Una volta dentro alla festa vorrei uscire: un po’ per il senso di colpa che proviamo noi occidentali quando accediamo a un privilegio, un po’ per dire ai delusi là fuori che non ne vale la pena. Molto meglio l’after party dopo la mezzanotte: il locale sul lungomare scelto come location è talmente brutto che fa il giro quindi è perfetto, stavolta il rapporto fra invitati e spazio calpestabile è ok, e ci sta anche una bella terrazza sul mare dove parlare e scambiarsi qualche occhiata eloquente – ma è un after, quindi la gente è sfinita o troppo alterata per andare fino in fondo. Alle tre di notte arriva anche qui okgiorgio e finalmente il djset è degno di lui, fuori ci sono pure i carabinieri per sedare una scaramuccia, chi se ne vorrebbe andare non trova un taxi, insomma questa sembra una festa vera ma di certo non è un festino, tantomeno bilaterale. Che Elettra Lamborghini abbia allucinazioni acustiche? Forse soffre di acufene e lo ha scambiato per un’orgia? Il fatto è che prima di accusare il Festival di Sanremo di essere noioso, dovremmo vedere – e possibilmente toglierci – la trave che abbiamo noi nell’occhio. Siamo tutti noiosi, incapaci di divertirci e di divertire gli altri, sempre in performance, appesantiti e bloccati; mai leggeri, privi di guizzi, troppo distratti per distrarci veramente. Come se anche noi come Carlo Conti dovessimo rispettare una scaletta, e ogni volta che nella vita succede o potrebbe succederci qualcosa la interrompiamo per “andare avanti con la gara”.