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Il paradigma Cremonini

Uno sketch diventa un attentato alla salute dell’etica pubblica. Calmarsi, no?

27 Giugno 2020 alle 06:00

Il paradigma Cremonini

Non riconosceremmo una battuta neanche se venisse a cercarci sotto casa avvolta in un’autocertificazione timbrata dalle autorità competenti – “Questa è una battuta, rida pure, non s’offenda, per carità, nessuno si farà male”. Più malmessa risulta la riconoscibilità della parodia, visto poi che i parodiati battono i parodianti. Cesare Cremonini questo ha fatto, l’altra sera da Cattelan: ha parodiato il fissato campanilista, l’italiano che tutti abbiamo in famiglia, quando ha detto: “La mia donna delle pulizie si chiama Emilia, no, non è vero, lei è moldava e io ho preteso in onore della mia terra di chiamarla Emilia perché voglio chiamare mia figlia Emilia e ognuno dovrebbe chiamare le persone come crede, soprattutto quelle che entrano in casa propria”. 

 

Cesare deve cantare

Il fare e disfare, le manie che servono per scrivere, l'onestà verso il pubblico, la monogamia, la ricotta, la vodka, le canzoni, le irruzioni ai matrimoni degli altri. Conversazione con Cesare Cremonini

 

 

A questo punto, Cattelan è intervenuto: “Ma sono pagate però!”. E Cremonini ha risposto: “Sono pagate e quindi si possono far cambiare il nome”. Ai brigatisti dell’accortezza, indignati più di ieri meno di domani, quello di CC è parso un ignominioso concione classista, razzista, maschilista, sessista e post colonialista. La lettura dei patibolari: questo privilegiato maschio bianco pensa di possedere una sua dipendente tanto da poterle cambiare il nome, imponendoglielo, e va a raccontarlo in un salotto televisivo dove è spalleggiato dal conduttore, un altro maschio bianco privilegiato, che non solo non lo ferma, non prende le distanze, ma lo incalza. La reazione dei patibolari: basta ironizzare su tutto, è finito il tempo in cui si poteva dire qualunque cosa fregandosene delle offese, e della perpetrazione degli stereotipi razzisti a esse imputabile. Uno sketch comico è diventato così un attentato alla salute dell’etica pubblica. CC, allora, ha pubblicato un video in cui balla con la signora, che dice quanto bene gli vuole, e quanto bene lui la tratta: e questo sì che è razzista, ma su implicito mandato dei brigatisti dell’accortezza, per accondiscendere i quali non si può che discriminare l’intelligenza.

Redazione

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  • GiovaG

    27 Giugno 2020 - 12:23

    Non è uno sketch comico, non stavano facendo una fiction ma una conversazione tra amici, che condividevano con gli spettatori. Un amico (un conoscente) che parla in quel modo (anche per scherzo) io lo tratto male ed è certo che non mi vede più. Il punto è che molti di questi che troppo facilmente sono chiamati artisti, in realtà sono solo superficiali, viziati; credono di poter trattare gli altri come gli pare (ti pago, vieni in casa mia, posso anche cambiarti il nome). Non mi meraviglia che la ragazza abbia accettato il video successivo, umiliante. Il punto è sempre: ti pago, vieni in casa mia, fai quello che mi pare, e devi anche dimostrarti grata.. Allo stesso modo qualcun altro penserà: ti pago, vieni in casa mia, posso anche ... Non è la stessa cosa, però il procedimento mentale è lo stesso. La sostanza è che questi presunti artisti, questi ricchi, credono di avere il diritto di manipolare gli altri.

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    • cesare battisti

      28 Giugno 2020 - 13:39

      Si vede che sei povero e rosichi...

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      • GiovaG

        29 Giugno 2020 - 09:02

        Gentile Cesare Battisti, ti fermi alle apparenze e usi male la deduzione (non sei quello famoso, vero? Neanche discendente del più famoso? Vedi? Anche questa è deduzione sbagliata). Non sono povero; se lo fossi non farei l’abbonamento al Foglio. Può darsi sia l’invidia a motivare la mia argomentazione, però la tua non è una risposta logica. Ti do una mano: i ricchi superficiali mi fanno schifo. Però questo non è un argomento che puoi utilizzare per controbattere. Spiega perché non sei d’accordo.

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