Ansa
risiko e schermi
Netflix sta sempre più scomoda tre le tante ingerenze trumpiane nei suoi affari
Da quando si è scatenata la lotta per la Warner, il presidente ha più volte cercato di indirizzare gli eventi. Ora attacca il colosso dello streaming per la presenza nel board di Susan Rice, ex ambasciatrice Onu sotto Obama. Sarandos, ad di Netflix: "A Trump piace dire cose sui social"
Nonostante Donald Trump continui a dire di non avere alcun ruolo nella vendita del gruppo Warner Bros Discovery (Wbd), conteso da mesi tra Netflix e Paramount, le sue azioni suggeriscono il contrario. Il presidente americano ha attaccato il colosso dello streaming per via della presenza nel board di Susan Rice, democratica, ex ambasciatrice presso le Nazioni Unite durante la presidenza Obama. Rice, che è stata membro del board una prima volta tra 2018 e 2020, e nuovamente dal 2023, aveva affermato in un’intervista che i democratici non avrebbero dimenticato le aziende che si sono sottomesse volontariamente a Trump. L’influencer trumpiana Laura Loomer l’ha subito ripresa, ha bollato Netflix e Rice come antiamericani e woke, accusando l’ex ambasciatrice di “minacciare mezzo paese di vendetta politica per aver scelto il proprio presidente”. Loomer infine ha pregato Trump di “impedire la cessione” di Wbd a Netflix, come se fosse, appunto, una decisione del governo e non una vendita di aziende private. Trump non si è fatto scappare l’occasione: “Netflix dovrebbe licenziare immediatamente la razzista Susan Rice o pagarne le conseguenze”, ha detto su Truth, aggiungendo che Rice non ha nessun talento e ha quel ruolo solo per motivi politici.
Da quando si è scatenata la lotta per acquistare Warner Bros, Trump ha più volte cercato di indirizzare gli eventi: ha incontrato gli amministratori delegati di Netflix e Paramount, ha detto che la Cnn, canale televisivo parte del gruppo Warner Bros Discovery, dovrebbe rientrare nell’accordo, nonostante Netflix non abbia intenzione di acquistarla, mentre Paramount sì. Il presidente non ha risparmiato nemmeno Paramount, criticata per un’intervista del programma “60 Minutes” alla deputata uscente Marjorie Taylor Greene. Ha affermato che i nuovi proprietari della rete, gli Ellison, considerati a lui vicini, “non sembrano meglio di quelli precedenti”. Tutto questo mentre dice di non essere coinvolto nella revisione che il dipartimento di Giustizia farà dell’accordo.
L’amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos, che poco prima di fare un’offerta formale per Wbd aveva incontrato il presidente, ha liquidato le parole del presidente dicendo alla Bbc che “a Trump piace dire cose sui social” e riaffermando che si tratta di un accordo commerciale e non politico. Durante l’intervista, poi, ha parlato nei dettagli dei piani di Netflix dopo la possibile acquisizione di Wbd, affermando che si tratterebbe di un piano di crescita, volto a creare nuovi posti di lavoro, e che ci troveremmo di fronte a un’offerta molto migliore di quella di Paramount: secondo Sarandos, in caso di vittoria, Paramount fonderebbe due grandi studios rimpicciolendo l’industria cinematografica, “la classica fusione orizzontale sbagliata per consumatori e creatori”. Non tutti, però, la pensano così: il regista James Cameron ha scritto una lettera al senatore dello Utah Mike Lee per affermare che “la vendita a Netflix sarebbe disastrosa per il business cinematografico” e porterebbe alla perdita di lavoro a Hollywood, alterando irrimediabilmente l’industria. Accuse che Sarandos ha definito “confusionarie”, replicando che l’utente medio di Netflix guarda sette film al mese, mentre in media uno statunitense va al cinema due volte l’anno e non ritiene l’azienda un competitor dei cinema.
Nel frattempo, Paramount ha fatto una nuova offerta per superare l’accordo che Warner ha già trovato con Netflix. La compagnia è arrivata a offrire 31 dollari per azione per tutti gli asset di Warner Bros, compresi i canali via cavo, tra cui la Cnn, che sono fuori dall’accordo con Netflix. La proposta include anche un risarcimento di 7 miliardi se gli enti regolatori bloccassero l’acquisizione e il pagamento integrale della penale che Warner dovrebbe a Netflix per uscire dall’accordo già siglato. Inoltre, se gli enti regolatori non dovessero approvare celermente il passaggio di proprietà, è previsto un aumento di 25 centesimi per azione per ogni trimestre finanziario a partire dal 30 settembre. Il board di Wbd, revisionata l’offerta, ha affermato che non ha ancora preso una decisione. Netflix ha quattro giorni di tempo per pareggiare o superare l’offerta.
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