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come stiamo negoziando interesse, convivenza e libertà
Così si possono tenere gli smartphone fuori da concerti e scuole. Vietare basta davvero a educare?
Dai live di Paul McCartney e Alicia Keys alle aule di migliaia di istituti tra Stati Uniti e Regno Unito, le custodie magnetiche ideate dalla start-up Yondr promettono concentrazione e libertà creativa. Ma tra entusiasmo e critiche, resta aperta la questione se esista ancora qualcosa che catturi l’attenzione più del cellulare
La richiesta di schermare i cellulari durante i concerti è una soluzione adottata da un numero crescente di artisti. Sir Paul McCartney, Dave Chappelle, Alicia Keys, Guns N’ Roses, Childish Gambino e Jack White sono solo alcuni artisti che riescono a esprimersi più liberamente e meglio quando i loro live non sono ripresi da migliaia di telefoni. Per questo, all’ingresso dei concerti gli addetti inseriscono i cellulari in custodie chiuse magneticamente, che vengono poi restituite ai proprietari. Al termine dell’evento la sacca viene riaperta e consegnata all’operatore oppure a delle colonnine collocate all’esterno.
A progettare queste custodie è Graham Dugoni, ex calciatore professionista, che ha fondato Yondr, la start-up che in pochi anni ha iniziato a collaborare con artisti, sale da concerto e gallerie d’arte. Chiunque ritenga indispensabile cellulari off line opta per queste soluzioni. Molte scuole nel mondo stanno facendo questo investimento: migliaia di istituti negli Stati Uniti e nel Regno Unito hanno introdotto dispositivi simili, in parte in seguito a regole più restrittive sull’uso dei telefoni a scuola.
Molti descrivono positivamente l’utilizzo delle custodie firmate Yondr. La Vale of York Academy ha cominciato a impiegarle a novembre; la preside Gillian Mills ha dichiarato alla Bbc che “l’uso di Yondr garantisce agli studenti un apprendimento continuativo, privo di interruzioni. Il sequestro dei cellulari è diminuito drasticamente, così come le conseguenti discussioni. Perdiamo molto meno tempo e gli insegnanti notano un miglioramento del loro lavoro”.
L’esperienza non è indolore. In alcune scuole le prime settimane sono complesse: i ragazzi rifiutano di consegnare il cellulare oppure tentano di forzare le custodie. Con il passare del tempo, però, molti si abituano e apprezzano quelle ore phone-free, capaci di restituire ai giovani uno sguardo su ciò che è reale, meno mediato dalle notifiche.
Non mancano i dubbi nel dibattito tra favorevoli e contrari. Al di fuori di un contesto chiaro e trasparente, questi strumenti rischiano di essere usati per limitare la libertà d’espressione e, nei contesti scolastici, di acuire l’ansia sociale. Inoltre, essendo misure che non impediscono l’uso del cellulare fuori dalla scuola, non educano pienamente alla gestione e al controllo digitale della propria vita: impongono un divieto difficile da aggirare, ma non sostituiscono un’educazione al corretto uso di internet e dei social.
Scegliere tecnologie come quelle di Yondr è lo specchio di come stiamo negoziando interesse, convivenza e libertà nella nostra società. Forse bisognerebbe chiedersi se esista ancora qualcosa che catturi l’attenzione dei nostri figli più del cellulare. Rispondere seriamente a questa domanda potrebbe favorire un drammatico - ma necessario - esame di coscienza del mondo adulto e aprire possibili strade che non siano soltanto censorie.
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