screenshot, cose dai nostri schermi
Metaverso, RIP
Dopo anni di investimenti e promesse, Meta archivia la realtà virtuale immersiva. Il futuro ora passa dall’intelligenza artificiale integrata in occhiali leggeri. Ma dietro la ritirata di Zuckerberg pesano Apple, il controllo delle piattaforme e l’illusione di creare un nuovo web proprietario
La notizia è passata quasi inosservata, sepolta sotto le preoccupazioni più urgenti dell'attualità mondiale. Eppure merita attenzione, anche solo per il senso di déjà-vu che può provocare ad alcuni: la scorsa settimana Meta ha sostanzialmente chiuso il metaverso. O meglio, ha tagliato il 10% dello staff di Reality Labs, la divisione dedicata alla realtà virtuale, licenziando circa 1500 persone e cancellando diversi progetti in realtà virtuale (o VR). Tra questi, alcuni giochi che Meta aveva acquisito negli anni scorsi, come Supernatural, che coniugava la VR al fitness ed era considerato uno dei più promettenti del settore.
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Dopo anni di declino, silenzio e un fallimento mediatico e finanziario, quindi, Mark Zuckerberg sembra pronto a voltare pagina, dimenticando il metaverso. Vale quindi la pena chiedersi: come siamo arrivati fino a qui? E, soprattutto, cosa ha spinto Zuck a un’impresa tanto rischiosa e assurda?
La storia del metaverse di Meta inizia nell'ottobre 2021, in piena pandemia, quando The Facebook Company cambiò nome in Meta, presentando al mondo il metaverso: un ambiente digitale tridimensionale dove gli utenti avrebbero potuto muoversi, interagire e soprattutto comprare cose e vedere pubblicità, sotto forma di avatar. Fu anche l'occasione per abbandonare il brand Facebook e adottarne uno più neutrale e meno problematico.
Nel video di presentazione si vedevano astronavi, giochi e divertimento, con tanto di Zuck in versione virtuale. Sembrava un film di fantascienza, e in qualche modo lo era, nel senso che il metaverso “vero”, quello con cui i suoi pochi utenti avrebbero interagito, si rivelò diverso. Molto più limitato e pixelato di quanto promesso.
O forse questa storia comincia ancora prima, nel marzo 2014, quando Facebook acquisì Oculus, una startup che due anni prima aveva fatto il botto su Kickstarter con Oculus Rift, un visore per la realtà virtuale di successo. Fu l'inizio pubblico dell'interesse del fondatore di Facebook per la realtà virtuale, aumentata e mista: l'idea che la prossima evoluzione del web, dopo il 2.0, il mobile e il social, fosse tridimensionale. Immersiva.
Ufficialmente, Zuckerberg fu ispirato dalla cultura pop e da film come Ready Player One, ma è lecito pensare che la smania del CEO di creare una piattaforma nuova fosse industriale. La colpa? Di Apple, probabilmente, l'acerrima nemica di Meta, l'azienda che controlla l'App Store e ha un'influenza immensa nel mercato mobile grazie a iPhone. Facebook ha goduto immensamente della rivoluzione mobile, ovviamente, ma ha sempre subito il fatto di dover sottostare alle regole altrui (quelle di Cupertino in particolare).
Apple, infatti, trattiene il 30% di ogni transazione nell'ecosistema iOS, e questo controllo ha sempre disturbato Meta, costretta a giocare in casa altrui. L'esempio più eclatante risale al 2021, quando Apple lanciò l'App Tracking Transparency, un servizio a difesa della privacy degli utenti che lasciava loro la possibilità di disattivare il tracciamento dei dati su cui Meta aveva fondato il suo impero. La maggior parte scelse di non essere tracciata e Meta dovette correre al riparo. Fu una crisi notevole ma l’azienda riuscì a sviluppare nuovi algoritmi pubblicitari in grado di aggirare il calo di dati provenienti da mobile.
Col tempo, quindi, Zuckerberg ha imparato la lezione: qualunque sia la piattaforma del futuro, Meta non dovrà sottostare alle regole altrui. Anche a costo di costruirla da zero. Ed è esattamente quello che ha tentato di fare con il metaverso, investendo decine di miliardi di dollari nella speranza di sfuggire al giogo dei competitor.
Ora però Meta sembra pronta a dimenticare questa avventura, anche perché Zuckerberg ritiene di aver individuato il settore che dominerà davvero il futuro: le intelligenze artificiali integrate negli occhiali smart realizzati con EssilorLuxottica, che si sono rivelate essere un successo commerciale sorprendente anche per l’azienda stessa.
Invece di costringere gli utenti a indossare grossi visori (come anche con l’Apple Vision Pro, del resto), forse la strada giusta è partire leggeri, con occhiali dal design curato in grado di offrire poche informazioni mirate all’utente. Senza nemmeno il bisogno di creare mondi virtuali e, soprattutto, bruciare miliardi di dollari nella speranza di costruire un nuovo web a misura di Meta.
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