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Amazon lancia il cloud europeo, ma i dubbi sulla sovranità dei dati restano. Parla Palermo (PoliMi)
"Non basta che il dato sia fisicamente localizzato in Europa per garantirne la sovranità, bisogna controllare giuridicamente i data center", ci dice il professore di Computing Infrastructures
L’Amazon Web Services (Aws), il colosso di Jeff Bezos che gestisce una mole immensa di dati e servizi digitali, ha annunciato che costruirà in Germania l’European Sovereign Cloud, il nuovo data center completamente gestito dall'Europa che vale un investimento di quasi 8 miliardi fino al 2040 e circa 3.000 nuovi posti di lavoro. Un grande primo passo per l’indipendenza tecnologica, certo, ma ci sono anche alcune zone d’ombra. “Anche se un dato è fisicamente localizzato in Europa, le società americane devono sottostare al Cloud Act”, spiega al Foglio Gianluca Palermo, professore ordinario di Computing Infrastructures al Politecnico di Milano. Ciò a cui si fa riferimento sono le leggi americane che fanno sorgere dubbi su questo nuovo piano tecnologico europeo. Il Cloud Act, fortemente voluto da Donald Trump nel corso del suo primo mandato, obbliga le aziende tecnologiche americane (come Microsoft, Google, Amazon) a fornire i dati richiesti dalle autorità statunitensi tramite mandato, indipendentemente dal fatto che tali dati siano fisicamente conservati negli Usa o su server all'estero. Per risolvere questo problema cosa si fa, professore? “Bisogna gestire giuridicamente e completamente il data center. Ed è il tentativo che si sta cercando di fare in Germania. Sarà tutto europeo, dal personale alle chiavi di accesso ai dati, escludendo la possibilità di consegnare dati a terzi”. In questo senso, i nostri dati sarebbero tecnicamente al sicuro grazie sovranità sulla catena di controllo, ovvero il ciclo di vita dei dati, dalla loro creazione alla loro distruzione. "Questa soluzione risolve i problemi rispetto a un cloud tradizionale, perché ci permette di accedere a tutti quegli strumenti che oggi sono su sistemi di servizi americani. Chiaramente sono da escludere per i domini di massima sicurezza".
Le perplessità infatti restano, anche sotto un punto di vista politico-organizzativo, perché la proprietà americana di Aws risponde alle leggi americane e qualora in futuro dovessero essere inasprite le regole, presentarsi scontri commerciali tra Usa e Ue o richieste esplicite e intense da parte dell'amministrazione americana ad Amazon di cedere qualcosa, le conseguenze non sono prevedibili.
Ha commentato la notizia anche Marietje Schaake, parte dello stanford University’s Institute for Human Centered Artificial Intelligence, che intervenendo al Financial Times ha detto che “la sovranità è un diritto intrinseco degli stati democratici, non un servizio a pagamento alla mercé di entità straniere”. Per Schaake “la sovranità non si può comprare. Implica proprietà, controllo e la capacità di prendere decisioni autonome, libere da coercizioni esterne”. Insomma, la sovranità non si paga e i cittadini non sono clienti. E anche se si riuscisse a criptare le chiavi di accesso dei dati, la dipendenza dagli Stati Uniti in questo settore rimarrebbe presente. Ma gli Usa sono gli unici partner possibili? “Al momento sì - risponde Palermo - per noi non c’è un partner più credibile e più sicuro su questi temi. Le alternative quali erano? Cina e Russia? Come Europa stiamo tentando di reagire in maniera strutturale a tutto ciò che non è extra-Ue e questo è sicuramente un primo passo. Anche perché fino a ieri gli Stati Uniti erano nostri amici, ma oggi?”. L’altro passo è Eurostack, l'iniziativa geopolitica per l'autonomia digitale europea, che ha come obiettivo quello di ridurre al 30 per cento il controllo cloud da parte di potenze straniere, che al momento tocca il tetto del 70 per cento. Ma servono soldi, visione e un sistema capace di far nascere e accompagnare le aziende tecnologiche, almeno in una misura tale da poter sopperire agli investimenti stranieri.
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