Flavio Manzoni ritratto da Lennen Descamps, per gentile concessione di Ferrari

Il Foglio Innovazione

Ferrari a guida autonoma? Scordatevela

Umberto Zapelloni

Flavio Manzoni è l’uomo che ha in mano la bellezza nella casa di Maranello. Da più di dieci anni ha disegnato tutte le supercar uscite sul mercato, e il suo design ispirato alla storia si fa ancora su foglio di carta, ma ha moltissimo a che fare con l’innovazione

Se non è il lavoro più bello del mondo, poco ci manca. Da quasi 10 anni, Flavio Manzoni è l’uomo che, partendo da un foglio bianco, disegna tutte le Ferrari arrivate sul mercato. Più quelle che, accartocciate, sono finite in un cestino destinato alla sola carta. Perché qualche riga l’avrà pure sbagliata questo architetto orgogliosamente sardo, ma di formazione fiorentina, che dal 2010 è il responsabile del centro stile Ferrari dopo esser stato per 5 anni a capo del design di Lancia e Fiat. Da un po’ di tempo non sbaglia un colpo, ha già conquistato due Compassi d’oro che sono l’Oscar del design in Italia, anche se la sua sfida più grande sarà quella che nel 2022 porterà sul mercato il primo suv Ferrari. Per un artista come lui, abituato a ispirarsi senza nostalgia alle grandi Ferrari del passato, quello sarà un salto nel vuoto.

  

Flavio Manzoni non si ispira soltanto alle Ferrari di ieri. Si lascia ispirare dal bello che lo circonda in Italia. Date un’occhiata al suo profilo Instagram per capire che cosa intendiamo. Da Canova a Renzo Piano, dalla bottiglia del Campari alle lampade di Achille e Pier Giacomo Castiglioni. Ogni giorno un’immagine per ispirare, per ispirarsi. Per la F8 Tributo, ad esempio, si è lasciato guidare dai tagli di Lucio Fontana: “La cultura e l’arte italiana non possono non influenzare chi lavora sul design, anche se parliamo di Ferrari. Le superfici forate nel vetro posteriore della F8 Tributo, così come le fessure trasversali della SP38, sono ispirate ai famosi tagli di Lucio Fontana. Ma per esempio alla base della genesi de LaFerrari c’è un approccio organico alla forma, in cui le superfici esterne e interne si fondono senza soluzione di continuità, e anche le parti meccaniche e la pelle esterna sono una cosa sola. Un approccio che, al momento dello sviluppo, faceva riferimento, puramente concettuale, alle superfici delle sculture del grande Anish Kapoor, che a sua volta aveva tratto ispirazione dalla geometria quadridimensionale di Bernhard Riemann. Ma ci sono stati modelli per cui mi sono ispirato al design industriale italiano degli anni ’60 e ’70 o a prodotti altamente tecnologici come gli aerei… Nella FXX-K c’è anche una citazione delle superfici futuriste delle ‘Forme uniche della continuità nello spazio’ di Umberto Boccioni”.

  


Canova, Renzo Piano, Lucio Fontana, Anish Kapoor, Umberto Boccioni. Le ispirazioni sono multidisciplinari. Un tempo alle Ferrari si chiedeva potenza, adesso ci sono schermi enormi e controlli touch, ma l’elettronica ha un limite


 

Una Ferrari oggi è un oggetto d’arte in movimento che accelera da 0 a 100 in 2”9 mettendo sull’asfalto 721 cavalli come la F8 Tributo o addirittura in 2”5 se pensiamo alla F90 Stradale, la prima Ferrari di produzione ibrida della storia di Maranello che di cavalli (tra motore termico e elettrico) arriva ad averne 1.000. “La possiamo chiamare arte applicata come vuole la tradizione del miglior design italiano in questo caso applicato all’automobile – conferma Manzoni – C’è la scienza dell’automobile e tutto quello che la fisica ci permette di comprendere da un punto di vista tecnico, ma c’è anche l’aspetto stilistico della bellezza dell’eccellenza estetica che è una delle caratteristiche essenziali di una Ferrari. Per cui il lavoro di un designer deve essere sempre orientato non solo a mettere d’accordo forma e funzione, ma anche a dare quel tocco artistico alla forma, senza il quale non nasce una Ferrari”.

 

Sotto il vestito di una Ferrari c’è il massimo della tecnologia disponibile. Un motore come l’8 cilindri che da anni è premiato come il migliore del mondo o un 12 cilindri che da sempre rappresenta un’eccellenza. Dagli anni ’90, dalla 360 Modena, il motore viene esposto e diventa lui stesso opera d’arte. A colpire l’occhio, prima di sentire la musica, è sempre l’abito che indossa una Ferrari. Un abito che nasce in casa. Perché la Ferrari, dopo una lunga e proficua collaborazione con Pininfarina, una decina di anni fa ha deciso di mettersi in proprio creando il proprio centro stile a Maranello.

 

Dal foglio bianco alla presentazione di una vettura passano in media tre anni. Si parte dal briefing aziendale, dall’input che danno il presidente e l’amministratore delegato. Oggi la produzione Ferrari è divisa in quattro famiglie: vetture Sport, vetture GT, Serie Speciali e Icone. Una volta deciso a che famiglia deve appartenere il modello, che motore deve montare (8 o 12 cilindri), parte il lavoro del Centro Stile che è composto da un centinaio di persone. “Qualsiasi progetto per una Ferrari di serie parte da obiettivi precisi che siano performance, peso, efficienza aerodinamica, consumi – racconta Flavio Manzoni – La prima cosa che si fa è definire un pacchetto: lunghezza, larghezza, altezza, passo, posizione di guida. Un lavoro tra designer e ingegneri. Poi viene l’equilibrio generale della vettura e qui l’ultima parola spetta a noi designer perché non si può rischiare di sbagliare le proporzioni”.

 

Flavio Manzoni in Ferrari è quello che ha in mano la bellezza. Glielo riconoscono anche i suoi colleghi che lo prendono a esempio anche per la sua eleganza nel vestire. Tocca a lui tracciare le prime linee sul foglio bianco. Quando è stata presentata la SF90 Stradale ha ripetuto lo show davanti alle telecamere. Foglio bianco, matite, pennarelli. Una recitazione di altissimo livello. Dopo che Manzoni ha trasformato l’idea in un bozzetto, il lavoro prende direzioni diverse. Entrano in gioco esperti di design di interni, di esterni, di interfaccia, di color&trim per tutto quanto riguarda gli abbinamenti, gli allestimenti. Fondamentale è il lavoro degli aerodinamici, può capitare che per le loro esigenze si debba ridisegnare una presa d’aria, una maniglia di una porta. Quindi si passa alla modellazione virtuale e fisica. “Solo così si riesce a dargli quella sensualità e quel tocco artistico che una Ferrari deve avere”, dice Manzoni.

 

Per lavorare alle forme di una Ferrari sono tante le cose da sapere, studiare, valutare: “Il know-how del car designer – continua Manzoni – deve comprendere competenze tecniche ma nello stesso tempo essere costantemente arricchito di conoscenze interdisciplinari. Proiettarsi nel futuro è un atto creativo necessario, nel quale convergono la visione e la passione, con un’attenzione rivolta ai codici emergenti, al modo di rapportarsi all’automobile e di utilizzarla, ma è anche un atto di responsabilità”. Le ultime nate in casa Ferrari, ad esempio, hanno fatto un gigantesco passo avanti per tutto ciò che viene chiamato infotainment. La Roma ha un schermo da 16 pollici, ha comandi principalmente touch, ha uno schermo dedicato completamene al passeggero. Una volta a una Ferrari si chiedevano potenza e brutalità, se erano belle meglio, se erano scomode pazienza.

 

In questo momento storico per la mobilità si parla molto di auto a guida autonoma. Di auto in cui il guidatore diventa passeggero e si lascia trasformare. Il futuro è anche quello, ma non per la Ferrari: “Se l’auto ti serve per spostarti dal punto A al punto B, la guida autonoma è comoda e funzionale. Ma le Ferrari non hanno questo scopo prioritario: il sodalizio uomo-macchina, il contatto fisico, la perfetta fusione tra un oggetto tecnico evolutissimo e l’uomo che ha la capacità di portarlo al limite non possono venire a mancare. La guida autonoma è come prendere il taxi. Guidare una nostra auto è un’esperienza coinvolgente. Una Ferrari è, e resterà, puro piacere di guidare. L’elettronica potrà servire per aiutare chi la guida a raggiungere il massimo delle prestazioni in sicurezza, di provare l’ebrezza di arrivare ai propri limiti senza rischiare…”, ma una Ferrari che guida da sola no. Meno male.

 

Una Ferrari oggi deve però avere il massimo delle prestazioni, ma anche del confort. Il tutto senza esagerare con le appendici aerodinamiche, senza riempire il vestito di ali, alette, alettoni. Perché una Ferrari deve essere veloce, maneggevole, ma anche elegante. “Una Formula 1 in abito da sera”, dice Manzoni.

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