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MutuiOnline chiede a Google risarcimento di 900 milioni

Presentato al Tribunale di Milano ricorso per i danni provocati al comparatore Trovaprezzi.it. E 41 siti europei scrivono a Vestager contro il colosso californiano per comportamento anti-concorrenziale

5 Dicembre 2019 alle 09:36

Caro web shopping

Foto LaPresse

Il gruppo MutuiOnline ha chiesto a Google un risarcimento di 8-900 milioni di euro per i danni provocati con la sua “condotta anticoncorrenziale” al comparatore Trovaprezzi.it. Il ricorso contro il gigante del web è stato depositato il 3 dicembre al Tribunale di Milano, nella sezione specializzata in materia d’impresa, e rappresenta la conferma che la querelle che va avanti da qualche anno tra gli operatori europei dello shopping comparativo e Google si è trasformata in un contenzioso giudiziario con richieste di risarcimento danni che sono salite complessivamente a circa 2,5 miliardi.

 

Lo scorso aprile è stato il sito tedesco Idealo, controllato dall’editore Axel Springer, ad annunciare un’azione legale contro Google per 500 milioni di euro, dopo che iniziative analoghe erano state intraprese negli anni passati da altri portali di comparazione come il britannico Foundem e il francese Kelkoo, per circa 1 miliardo. E ora a presentare il conto al colosso californiano è una società italiana.

 

“La nostra iniziativa punta a quantificare direttamente l’importo del risarcimento in quanto l’esistenza e la responsabilità del danno sono state già accertate – dice al Foglio Marco Pescarmona, fondatore e presidente di MutuiOnline, che gestisce Trovaprezzi.it attraverso la società 7Pixel – Due anni fa la Commissione europea ha sanzionato Google per aver violato le norme antitrust invitandolo a mettere fine alla concorrenza sleale nei confronti dei comparatori online, ma da allora non è cambiato sostanzialmente nulla. Per questo motivo noi e altri 40 società di vari paesi abbiamo deciso di rivolgerci direttamente alla commissione europea affinché inviti formalmente Google a conformarsi alle sue decisioni”.

 

Nel 2017 la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager ha imposto a Google una multa di 2,42 miliardi di euro dopo aver accertato che il gigante della rete ha favorito il proprio servizio di comparazione per gli acquisti (Google shopping) danneggiando gli operatori concorrenti. Il concetto su cui la commissaria ha basato la sua decisione è grosso modo il seguente: Google ha lanciato tanti prodotti e servizi innovativi e positivi che ci hanno cambiato la vita, ma nella sua strategia non si è limitata a fare meglio dei concorrenti per attrarre più clienti. Ha abusato della sua posizione dominante come motore di ricerca per promuovere il suo servizio tra i risultati della ricerca stessa e per retrocedere quello dei concorrenti. Più nello specifico, la commissione ha ritenuto che la società di Mountain View, per affermare il proprio servizio di comparazione per gli acquisti sui mercati europei, ha fatto più leva sulla potenza del motore di ricerca (Google Search) piuttosto che sui meriti del servizio offerto da Google Shopping. Un approccio che ha impedito ad altre imprese di competere in questo settore, ma soprattutto ha negato ai consumatori europei la possibilità di scegliere liberamente i servizi e di sfruttare appieno i vantaggi dell’innovazione tecnologica. Un aspetto che è stato sottolineato anche nella lettera inviata il 28 novembre dagli operatori del settore alla commissaria Vestager.

 

Nella missiva si afferma che “il continuo abuso di Google del potere di mercato sta minacciando i consumatori in tutta l’Unione europea” e si spiega che aver consentito ai concorrenti di posizionare offerte nello spazio pubblicitario che si trova nella parte superiore di una pagina di ricerca non ha prodotto un aumentato di traffico verso i siti degli operatori specializzati in confronti di prodotti e di prezzi. “Di conseguenza sempre più comparatori sono stati o saranno costretti a uscire dal mercato”, è scritto nel documento. Dal canto suo, Google sostiene, invece, di aver visto risultati positivi dalle modifiche apportate al suo sistema per lo shopping e che tanti commercianti hanno guadagnato traffico. “Oltre 28 mila commercianti in Europa stanno attualmente pubblicando annunci tramite questi servizi di comparazione, con il risultato di ampliare la scelta per i consumatori”, ha detto Google. I comparatori, però, pensano che questo sia solo un modo abile per aggirare la decisione della commissione europea. E citano uno studio di Grant Thornton che dimostra che chi acquista prodotti tramite Google shopping paga un prezzo del 30 per cento superiore rispetto a quello che si trova sui loro siti. “Noi come MutuiOnline abbiamo sempre creduto in una logica di comparazione che vada a beneficio del consumatore finale perché siamo convinti che sia una strategia di mercato vincente. Lo abbiamo fatto con mutui e assicurazioni rendendo facile e automatico mettere a confronto le offerte delle banche. E nel 2015 abbiamo acquisito la società 7Pixel perché gestiva il Trovaprezzi in Italia con il nostro stesso approccio nel settore dell’e-commerce. Ma finora siamo stati danneggiati da un concorrente sleale e per questo chiediamo il conto a Google”, conclude Pescarmona.

Mariarosaria Marchesano

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