cerca

Cosa cambia con la direttiva sul copyright

Cosa prevede il documento approvato dal Parlamento europeo: dal rischio censura (che non c'è) ai filtri, passando per i meme, le GIF e le start-up

28 Marzo 2019 alle 17:43

Cosa cambia con la direttiva sul copyright

Foto LaPresse

Il Parlamento europeo ha dato l'ok alla proposta di direttiva sul copyright con le nuove regole sul diritto d'autore. Il via libera dall'aula di Strasburgo all'accordo è passato con 348 sì, 274 no e 36 astenuti. L’approvazione della proposta di direttiva (che potete leggere qui) – che si discute ormai dal 2013 – ha generato un ampio dibattito, dividendo tra chi la reputa un attacco alla libertà di espressione online o un tentativo di “uccidere internet” e chi, invece, la giudica uno strumento giusto per tutelare la proprietà intellettuale dei contenuti.

  

Ma cosa dice esattamente il testo votato dall’Europarlamento?

 

Il progetto di direttiva mira a obbligare le grandi piattaforme di Internet e gli aggregatori di notizie (come YouTube o GoogleNews) a corrispondere ai creatori di contenuti (artisti/musicisti/attori nonché le case editrici e i loro giornalisti) ciò che effettivamente spetta loro. Finora infatti, a causa di norme datate, sono stati proprio questi aggregatori a ricavare tutti i vantaggi mentre i creativi assistevano alla libera circolazione del loro lavoro e a volte ricevono una esigua remunerazione. La direttiva riguarda le piattaforme il cui scopo principale è quello di immagazzinare, organizzare e promuovere a scopo di lucro una grande quantità di opere protette dal diritto d'autore caricate dai suoi utenti. Ciò esclude, ad esempio, Wikipedia, GitHub, i siti di incontri, eBay e numerosi altri tipi di piattaforme.

 

La nuova proposta di direttiva, che non crea nuovi diritti o nuovi obblighi, avrà un impatto su questi aggregatori, come YouTube, Google o Facebook. Si impone alle grandi piattaforme di remunerare in modo equo gli artisti o i giornalisti che creano le opere da loro utilizzate per realizzare guadagni. In assenza di un accordo con i creativi, le piattaforme diventerebbero direttamente responsabili qualora si trovino a ospitare opere i cui diritti di licenza non siano stati pagati.

 

Uno dei temi più dibattuti è quello della libertà di internet. Che in realtà resta tutelata: l’unica nuova condizione imposta è che i contenuti pubblicati siano equamente retribuiti dai siti che li ospitano. Insomma, il pericolo di censura, secondo il testo approvato, non esiste e non viene introdotto dal documento votato in Parlamento.

 

La direttiva non include un elenco specifico degli strumenti, delle risorse umane o dell'infrastruttura che potrebbero essere necessari per evitare che sui siti web figuri materiale per il quale non vi è stata alcuna remunerazione. Non è dunque previsto alcun filtro sui contenuti caricati.

  

Un’altra critica che ha circolato molto negli ultimi mesi è che la proposta di direttiva avrebbe impedito agli utenti di condividere le GIF e i meme. In realtà, gli utenti potranno continuare a usarli come fatto finora. Le disposizioni della direttiva assicurano che i meme e le GIF saranno ancora più sicuri rispetto al passato, dal momento che la protezione di tali opere era affidata alle diverse legislazioni nazionali.

  

L'accordo offre una tutela specifica alle piattaforme start-up. Le piattaforme esistenti da meno di 3 anni e che presentano un fatturato annuale inferiore a 10 milioni di euro e un traffico mensile medio di visitatori unici inferiore a 5 milioni saranno soggette a obblighi più leggeri rispetto a quanto previsto per le grandi piattaforme consolidate.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi