cerca

Istruzioni per avere un'impresa che funzioni

Se non ti dicono che sei matto, allora (forse) non sarai mai un imprenditore di successo

8 Novembre 2018 alle 06:00

Istruzioni per avere un'impresa che funzioni

Foto via Pixabay

“Crazy is a compliment” è la storia di Linda Rottenberg e del suo percorso nel fondare Endeavor, organizzazione no-profit che aiuta ecosistemi imprenditoriali a svilupparsi. Dal titolo del libro, uscito nel 2014, si direbbe che Rottenberg pensi che sia positivo essere presi per pazzi. Effettivamente molti imprenditori, in tanti settori diversi, sono stati presi per matti, spesso a causa del loro vedere le cose in maniera non convenzionale. Quindi, se quando avviate qualcosa di nuovo nessuno vi dice che siete matti, significa forse che non state pensando abbastanza in grande. Andare controcorrente, pensare al di fuori del seminato, sono atteggiamenti il più delle volte necessari. Essere imprenditori non è più solo una questione per imprenditori. Il desiderio di prendere l’iniziativa, diventare capi di se stessi, dare una svolta alla propria vita e rendere il mondo un posto migliore è universale.

   

Il libro dall’inizio alla fine è arricchito da esempi di imprenditoria: sia storie di persone con cui Rottenberg ha incrociato la strada tramite Endeavor, sia esempi positivi di imprenditori famosi. E’ diviso in tre sezioni che seguono un’evoluzione: cominciare, diventare grandi e tornare a casa.

  

La prima parte descrive la fase in cui s’incomincia: prima di farlo, spiega Rottenberg, ci si deve scrollare di dosso gli atteggiamenti sbagliati. L’arte dell’imprenditoria non consiste semplicemente nell’avviare un’impresa e pensare già di padroneggiarla. Ci sono sfide più grandi, fondamentali anche se possono apparire scontate: saper cogliere le occasioni, superare i dubbi, gestire i rischi, sapersi districare nel caos, valorizzare i dipendenti, affrontare passi falsi e i successi, integrare lavoro e famiglia e ricambiare quello che si è ricevuto, assicurando che le generazioni future possano a loro volta sognare in grande. Quindi, il sostenitore più importante e prezioso di cui un imprenditore ha bisogno all’inizio e durante tutto il percorso è proprio se stesso. Dal primo istante serve l’impegno a vedere ogni giorno come una opportunità di creare qualcosa di nuovo. I momenti di dubbio sono inevitabili, però: capita di sentirsi soli e preoccupati, di dovere capire di nuovi chi si vuole diventare. Proprio per questi momenti che è nato Endeavor. Gli imprenditori non si espongono prendendo rischi incalcolabili, anzi lanciano un’idea spendendo il minimo, esponendosi il meno possibile e assumendosi responsabilità limitate. Non ci si dovrebbe concentrare troppo sui profitti ottimali ma sulle perdite accettabili. Business plan e piani di sviluppo vanno bene, ma quello che conta nella realizzazione dell’idea è nei passaggi graduali, nel cercare feedback continui e regolarsi di conseguenza. E’ necessario avere faccia tosta, “stalkerare” la concorrenza, i clienti e gli alleati.

La seconda parte del libro è incentrata su come mettere in pratica l’idea. In dodici grandi consigli, capisaldi per l’imprenditoria, il volume distrugge innanzitutto il mito dell’importanza di una grande idea innovativa per avere successo: meglio puntare sulla la mini innovazione, conquista più mercati. Le società che diventano grandi un passo alla volta crescono più velocemente rispetto alla norma. Il sogno deve essere grande, ma per metterlo in pratica sono necessari piccoli passi.

  

Per diventare leader di successo, invece, ci sono quattro consigli fondamentali: essere agili, organizzando team piccoli per sperimentare in maniera veloce ed efficace; essere “accessibili” (per questo molti imprenditori scrivono sui blog); essere autoconsapevoli, riconoscere i propri limiti, essere umani e non supereroi, essere autentici: si devono trovare nuovi modi creativi prima di distruggere i vecchi modelli di leadership. Servono colleghi esperti per curare al meglio ogni aspetto dell’organizzazione, ma anche figure più giovani per avere una visione più fresca di quello che si profila all’orizzonte.

  

La terza e ultima parte del libro parla di come vivere da imprenditori, dell’importanza dei dipendenti e dell’equilibro tra lavoro e famiglia. L’ambiente lavorativo è di fondamentale importanza, deve permettere di far uscire allo scoperto gli istinti imprenditoriali dei lavoratori. Già, perché sono proprio i dipendenti quelli su cui investire il proprio tempo: sin dal reclutamento, ci si deve assicurare che rispecchino la cultura aziendale della società. E per non perderli, si deve trovare l’equilibrio corretto tra l’impatto della professione, la libertà e la qualità della loro vita. I bisogni da soddisfare non sono solo economici, ma anche quelli emotivi e personali delle persone.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi